Biotech, in Italia dalla crisi più opportunità che rischi

venerdì 28 novembre 2008 17:22
 

MILANO, 28 novembre (Reuters) - Il biotech made in Italy guarda con inevitabile preoccupazione alla contrazione del credito, conseguenza della crisi economico-finanziaria in atto. Ma nello stesso tempo ritiene di avere, rispetto ad altri settori, due punti di forza: il carattere innovativo che lo rende strategico per i governi e una natura anticiclica.

Questa la sintesi di un giro d'opinioni che Reuters ha effettuato fra alcuni protagonisti del biotech, per lo più sentiti a margine di un workshop che si è svolto a Varese.

"Per essere penalizzati ci vorrebbe che in Italia ci fosse una base buona", ironizza Roberto Gradnik, presidente di Assobiotec, l'associazione di categoria che fa parte di Federchimica.

Ma "a parte le battute" Gradnik ammette che mentre gli Stati stanno dando aiuti all'economia "c'è il timore che vengano tagliati i fondi all'innovazione". Nello stesso tempo ricorda che almeno a parole, i governi europei compreso quello italiano promettono che le imprese innovative non verranno penalizzate, anzi godranno di incentivi fiscali.

"I governi più illuminati, come quello francese, hanno detto che l'ultima cosa che vogliono fare è tagliare sull'innovazione, perché significa tagliare sul futuro", sottolinea. Mentre chiede all'Esecutivo italiano di confermare e "soprattutto finanziare" lo status di giovane impresa innovativa, "timidamente introdotto con la Finanziaria dell'anno scorso", e di rinnovare i crediti d'imposta.

Il rilievo del ruolo pubblico per far crescere i germogli del biotech italiano è sottolineato anche da Alberto Onetti, direttore del centro di ricerca Cresit dell'Università dell'Insubria.

Di ritorno dalla Silicon Valley, "dove si percepisce in modo palpabile la crisi in essere, che non sarà di breve periodo e colpirà pesantemente tutti i settori, Onetti ammette che "le risorse sono poche". A livello pubblico, però, si possono fare due cose: "Continuare a sostenere la ricerca di base e togliere i lacci all'attività d'impresa".

Fra i pochi operatori di venture capital in Italia c'è Quantica Sgr. Il founding partner Stefano Peroncini ritiene che, con la crisi, per i fondi cambi poco. "Non distribuiamo soldi a pioggia, eravamo selettivi prima e continueremo a esserlo".

Semmai, secondo Peroncini, il problema riguarda l'uscita da un investimento, che diventa più difficile perché il mondo industriale non è in grado di recepire.   Continua...