28 novembre 2008 / 16:24 / 9 anni fa

Biotech, in Italia dalla crisi più opportunità che rischi

MILANO, 28 novembre (Reuters) - Il biotech made in Italy guarda con inevitabile preoccupazione alla contrazione del credito, conseguenza della crisi economico-finanziaria in atto. Ma nello stesso tempo ritiene di avere, rispetto ad altri settori, due punti di forza: il carattere innovativo che lo rende strategico per i governi e una natura anticiclica.

Questa la sintesi di un giro d'opinioni che Reuters ha effettuato fra alcuni protagonisti del biotech, per lo più sentiti a margine di un workshop che si è svolto a Varese.

"Per essere penalizzati ci vorrebbe che in Italia ci fosse una base buona", ironizza Roberto Gradnik, presidente di Assobiotec, l'associazione di categoria che fa parte di Federchimica.

Ma "a parte le battute" Gradnik ammette che mentre gli Stati stanno dando aiuti all'economia "c'è il timore che vengano tagliati i fondi all'innovazione". Nello stesso tempo ricorda che almeno a parole, i governi europei compreso quello italiano promettono che le imprese innovative non verranno penalizzate, anzi godranno di incentivi fiscali.

"I governi più illuminati, come quello francese, hanno detto che l'ultima cosa che vogliono fare è tagliare sull'innovazione, perché significa tagliare sul futuro", sottolinea. Mentre chiede all'Esecutivo italiano di confermare e "soprattutto finanziare" lo status di giovane impresa innovativa, "timidamente introdotto con la Finanziaria dell'anno scorso", e di rinnovare i crediti d'imposta.

Il rilievo del ruolo pubblico per far crescere i germogli del biotech italiano è sottolineato anche da Alberto Onetti, direttore del centro di ricerca Cresit dell'Università dell'Insubria.

Di ritorno dalla Silicon Valley, "dove si percepisce in modo palpabile la crisi in essere, che non sarà di breve periodo e colpirà pesantemente tutti i settori, Onetti ammette che "le risorse sono poche". A livello pubblico, però, si possono fare due cose: "Continuare a sostenere la ricerca di base e togliere i lacci all'attività d'impresa".

Fra i pochi operatori di venture capital in Italia c'è Quantica Sgr. Il founding partner Stefano Peroncini ritiene che, con la crisi, per i fondi cambi poco. "Non distribuiamo soldi a pioggia, eravamo selettivi prima e continueremo a esserlo".

Semmai, secondo Peroncini, il problema riguarda l'uscita da un investimento, che diventa più difficile perché il mondo industriale non è in grado di recepire.

FARMACEUTICHE GUARDANO AD ACQUISIZIONI A SCONTO

Una situazione paradossale di questi tempi, per il partner Quantica, è che "alcune società biotech quotate sono valutate a multipli inferiori rispetto alle start-up", il che le rende estremamente appetibili per le big farmaceutiche mondiali.

In assenza di venture capital italiano, le chiavi del decollo del biotech sono proprio, oltre agli aiuti pubblici, proprio le partnership con le società farmaceutiche.

Maurizio Guidi, corporate affairs director di Eli Lilly Italia (LLY.N), ritiene che le due gambe possano muoversi nella stessa direzione: "Crediamo ci siano opportunità ancora non esplorate di partnership pubblico-privato".

Eli Lilly, come altre concorrenti, potrebbe approfittare del tracollo delle quotazioni per mettere a segno acquisizioni di aziende biotech che, soltanto qualche mese fa, venivano valutate a multipli molto superiori.

Per questo Guidi ritiene che "le aziende che hanno un business model solido possono trovare più opportunità che minacce in questa fase".

E' un punto di vista condiviso da Francesco Sinigaglia, ceo di BioXell BXLN.S, società italiana quotata a Zurigo. "La selezione (degli investimenti) è più stringente rispetto agli anni precedenti, ma le proposte di qualità trovano capitali", sostiene Sinigaglia.

"Penso che questi momenti di crisi possano portare a sviluppi positivi", aggiunge l'AD di BioXell, "nel senso che costringono a ripensare i business model, a strutturarsi e rafforzarsi, in vista del momento in cui la finanza dovesse ripartire".

Maria Luisa Nolli, ceo di Areta International, società che lavora sullo sviluppo dei farmaci biotech nel campo delle terapie avanzate, conferma che la crisi non dovrebbe mettere in ginocchio il settore, perché "è il farmaceutico del futuro" e la salute è un business anticiclico.

Areta, infatti, "non intende lasciare a casa personale": prosegue nella sperimentazione sui prodotti e cita in particolare un vaccino biotipico che nasce da un progetto di ricerca europeo che si vorrebbe portare alla Fase 1 "prima di fare accordi con società farmaceutiche".

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