October 23, 2008 / 1:34 PM / 9 years ago

Private equity, mercato Italia cresce nonostante credit crunch

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MILANO, 23 ottobre (Reuters) - Il private equity made in Italy non ha rallentato il ritmo di crescita nel primo semestre di quest'anno, nonostante la crisi finanziaria abbia reso più difficile concludere acquisizioni a debito.

E' quanto emerge dai dati semestrali sul mercato del private equity e del venture capital, che sono stati illustrati dall'Aifi, l'associazione di settore, e da PricewaterhouseCoopers-Transaction Services, nel corso di una conferenza stampa.

Le operazioni, fra gennaio e giugno, sono state 170, con un incremento dell'11% rispetto a un anno prima, per un controvalore complessivo di 2,772 miliardi di euro, pari a una crescita del 45% sul primo semestre 2007.

Giampio Bracchi, presidente dell'Aifi, ha sottolineato che "anche il terzo trimestre sinora è stato buono, sebbene a partire da metà settembre sia diventato più difficile finanziare operazioni a debito".

Anna Gervasoni, direttore generale dell'Aifi, ha sottolineato che "è abbastanza probabile che l'anno si chiuda in linea con il 2007", quando le operazioni erano state 302, per un controvalore di 4,197 miliardi. In effetti, ci sono due-tre deal (N&W Vending e Cerved, per esempio) di buone dimensioni che dovrebbero essere chiusi prima della fine dell'anno e consentire di eguagliare o superare il risultato del 2007.

La motivazione alla base della tenuta del mercato italiano - fotografata dal fatto che l'ammontare investito nel nostro Paese è stato superiore a quelli di Germania (2,643 miliardi) e Spagna (1,271 miliardi), che in passato si collocavano davanti a noi - è nella natura del tessuto industriale, composto da piccole e medie aziende. E, infatti, il 69,5% delle operazioni ha riguardato Pmi, ovvero società con meno di 250 dipendenti.

Mara Caverni, partner di PricewaterhouseCoopers, ha spiegato che "l'Italia si caratterizza per operazioni medio-piccole, con poca leva e una sindacazione del debito più facile". Quindi, la sparizione dei mega-deal ha inciso poco nel nostro Paese.

La nota dolente è rappresentata dai disinvestimenti, che sono calati del 50% in termini di ammontare, a 739 milioni, pur salendo di due unità, a 92, come numero di operazioni.

"E' un mercato dei compratori", ha sintetizzato Bracchi, "ci sono meno opportunità di vendere, anche perché la Borsa non riceve": le Ipo hanno rappresentato appena l'1,6% dell'ammontare delle way-out.

"Si sta allungando il periodo in cui i fondi mantengono in portafoglio le aziende", ha aggiunto Gervasoni, e ciò potrebbe tradursi "in un calo dei rendimenti". I classici 3-5 anni di permanenza in portafoglio degli investimenti, dunque, dovrebbero diventare di più.

Caverni ha aggiunto che le difficoltà sul lato financing stanno spingendo "i fondi a lavorare sul portafoglio, ristrutturare, aggregare". Si concentrano sullo sviluppo delle partecipate, anche perché, almeno per ora, "i venditori non hanno adeguato le richieste di prezzo" al contesto di mercato.

Per quanto riguarda la natura delle operazioni, i buyout sono stati il 44% dell'ammontare totale, seguiti dal 41,7% dei replacement. Buone notizie dal fronte degli investimenti di early stage, quelli tipici del venture capital, saliti del 35%, per un ammontare di 52 milioni.

In calo la raccolta di capitali, scivolata del 39%, a 914 milioni. Il dato, peraltro, nel secondo semestre dovrebbe registrare un'impennata se verrà completata la raccolta di alcuni operatori, in particolare di Clessidra.

La seconda parte dell'anno dovrebbe vedere anche un riequilibrio della tipologia degli investitori in fondi di private equity, che nel primo semestre ha visto un balzo di gruppi industriali (23,8% del totale) e individui (18,2%).

A proposito della raccolta, la crisi finanziaria, che ha messo in ginocchio alcune banche e assicurazioni, non sembra aver inciso sul rispetto dei commitment. "Finora non ci sono stati casi di investitori che non hanno rispettato gli impegni assunti con i fondi", ha spiegato Caverni.

Le istituzioni in difficoltà, del resto, ha aggiunto Bracchi, "possono vendere le quote dei fondi sul mercato secondario, a sconto, e i compratori non mancano".

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