PORTAFOGLI-Schroders alla larga da borse,punta su corporate bond

venerdì 22 maggio 2009 12:25
 

MILANO, 22 maggio (Reuters) - Non è ancora l'ora di puntare sui mercati azionari, anche se la ripresa della propensione al rischio dovrebbe avvantaggiare le borse emergenti: la grande scommessa del momento, per Schroders, restano le emissioni societarie, prima quelle "investment grade" e poi gli "high yield", malgrado il recente restringimento degli spread.

"Siamo ancora leggermente sottopesati sulla parte azionaria: il rally che c'è stato ha le gambe corte finchè avviene in assenza di un aumento della domanda finale e fintanto che non c'è maggiore visibilità sugli utili aziendali", dice, intervistato da Reuters, Luca Tenani, business country head di Schroders in Italia.

A inizio marzo le borse mondiali hanno avviato un ciclo di risalita da minimi pluriennali, un movimento definito da alcuni un "bear market rally", ovvero un rimbalzo delle quotazioni in un trend di discesa.

"Ci si è trovati in una situazione di ipervenduto che doveva rientrare: i ribassisti dovevano coprirsi e chi aveva perso parecchio sulle borse non aveva ancora recuperato le perdite", spiega Tenani, ricordando che siamo ancora lontani dai massimi dell'ottobre 2007.

Finchè l'economia non darà segnali di miglioramento più strutturali e il sistema bancario non si sarà stabilizzato è il momento di iniziare a posizionarsi sugli inflation linked (bond indicizzati all'inflazione) e di continuare ad approfittare dei rendimenti dei corporate bond, un'asset class su cui Schroders investe dal settembre 2008.

"E' ovvio che i tassi di default su questa asset class sono in ripresa: siamo al 7%, un tasso che Moody's prevede possa arrivare al 14% di qui alla fine dell'anno, quindi la selezione è cruciale", in particolare per i bond ad altro rendimento, avverte.

"Preferiamo quei settori meno sensibili al ciclo economico come il tabacco", aggiunge.

Da marzo un ritorno alla propensione al rischio senza dubbio c'è stata e, secondo Schroders, a trarne beneficio dovrebbero essere i mercati emergenti, prime vittime dell'avversione al rischio esplosa con il fallimento di Lehman Brothers a metà settembre scorso.

La casa inglese ha infatti portato a benchmark questa asset class, con una preferenza per le borse dell'Asia-Pacifico "perchè hanno sofferto in maniera addirittura più significativa dei mercati dei paesi sviluppati".   Continua...