20 luglio 2009 / 13:53 / tra 8 anni

COMMENTO - Un indice PIMCO per evitare valanga di bond Usa e GB

di Margaret Doyle

columnist Reuters

LONDRA, 20 luglio (Reuters) - Nei prossimi anni una delle sfide per gli investitori in titoli obbligazionari sarà come comportarsi con l'enorme bolla di debito pubblico che sta emergendo come conseguenza della crisi finanziaria.

Tradizionalmente, gli investitori dividono gli investimenti in varie asset class e hanno chiedono ai gestori di rispettare un indice benchmark: ma la maggior parte degli indici sono basati sulla capitalizzazione e quindi i titoli con il maggior valore aggregato assorbono la parte più ampia dell'indice.

Un meccanismo tutt'altro che ideale sul mercato azionario - dove gli indici possono creare un trascinamento che forza gli investitori a comprare azioni sopravvalutate - ma ancora più perverso per gli investimenti obbligazionari, dove i paesi con il peso maggiore sugli indici sono proprio quelli che hanno emesso più debito, quelli che hanno i deficit pubblici più elevati.

In questo modo, i fondi che seguono gli indici sono obbligati a investire più soldi proprio nei paesi la cui affidabilità scende più rapidamente.

Per tentare di superare il problema, l'americano Pimco, il più grande gestore obbligazionario del mondo, ha lanciato un nuovo indice che ha battezzato Gladi - global advantage bond index - e fa amministrare dagli esperti di Markit.

Gladi è ponderato sul reddito nazionale piuttosto che sul debito emesso totale: era stato lanciato a inizio 2009 con una attenzione ai paesi in forte crescita ma con mercati poco sviluppati.

Ma ora viene vendito a fondi pensione e altri gestori come strumento per evitare una crescita di esposizone al debito di paesi come Usa e GB, che nei prossimi anni emetteranno carta per migliaia di miliardi per finanziare le nazionalizzazioni delle banche e rilanciare l'economia.

Pimco sostiene addirittura che alcuni clienti vogliono evitare del tutto di essere esposti ai titoli governativi - che pesano per circa 50% dei tradizionali indici obbligazionari, a fronte del resto diviso equamente tra corporate bond e vari Mbs.

In una eco delle furbizie con cui i governi hanno gonfiato in passato la domanda di titoli di stato - a cominciare dal patriottismo usato per piazzare le emissioni in tempo di guerra - ora i regolatori stanno chiedendo alle banche ratio di patrimonializzazione più alti, nella forma di strumenti liquidi come sono appunto i bond governativi.

Ma per evitare che il carico degli interessi vada fuori controllo i governi dovranno persuadere anche gli investitori non bancari a comprare la loro carta: e sfortunatamente per gli stati indebitati, gli investitori sembrano pronti a rendere loro la vita difficile.

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