17 dicembre 2008 / 16:02 / tra 9 anni

Caso Madoff, per fondi negoziali,Inarcassa non c'è rischio hedge

MILANO, 17 dicembre (Reuters) - Nella scia delle paure create dal caso Madoff, i due maggiori fondi negoziali italiani rassicurano di essere a prova di hedge, difesi dalla prudenza della legge che li disciplina. Nonostante limitazioni inferiori, anche una importante cassa previdenziale - quella dei liberi professionisti ingegneri e architetti - sottolinea tranquillità.

“Un fondo come il nostro” spiega a Reuters Libero Giunta, responsabile del controllo gestione di Cometa, fondo negoziale dei metalmeccanici leader con oltre 485.000 associati “non può investire in hedge nè direttamente nè indirettamente”.

C’è di più: “la banca depositaria ha obbligo di destrutturare lo strumento (per esempio un prodotto garantito) in cui il fondo è investito per verificare che il sottostante sia in linea con le regole”.

Nel vasto mondo della previdenza italiana, lo iato che separa i negoziali come Cometa o Fonchim, costituiti successivamente al 1993, dai cosiddetti “preesistenti” è il decreto 703/1996, che disciplina gli investimenti dei primi e tra l‘altro esclude la possibilità di investimenti hedge.

Da tempo si discute di una evoluzione di questa legge, anche per sveltirne alcuni aspetti. Lo scossone Madoff potrebbe avere qualche conseguenza rallentando il rinnovamento della normativa.

E sarebbe un peccato, secondo Andrea Girardelli, direttore generale del Fonchim (chimici), negoziale numero due italiano con 167.000 associati (quasi tutti versano l‘intero Tfr).

Nel quadro di un giudizio complessivo positivo sui controlli finanziari, “in qualche caso siamo alle prese con lacci burocratici privi di valore aggiunto” dice il dirigente Fonchim “perciò mi auguro che il processo verso la revisione del decreto 703 non si interrompa”.

Un esempio, cita Girardelli, “riguarda la possibilità di essere più liquidi a discrezione del gestore e la parte di normativa che riguarda i conflitti di interesse: aspetti migliorabili fin da subito”.

Nella diversa realtà dei “preesistenti” le regole sono meno rigide. L‘organismo di controllo dei fondi pensione, Covip, ha avviato una ricognizione sul settore con una circolare ma, come ha detto il presidente vicario dell‘organismo in una intervista a Reuters, “anche per i fondi pre 1993 gli investimenti in hedge fund erano quasi nulli” e se ci fosse qualcosa “riguarderebbe pochissimi casi”.

Nello spirito di arrivare a regole unificate, anche i “preesistenti” dovranno via via adeguarsi alla disciplina della 703 o a sue evoluzioni entro il 2012. Secondo i dati Covip a fine 2007, questa realtà conta 433 fondi, di cui 139 sono fondi interni a banche, assicurazioni e simili. Gli iscritti totali sono un po’ meno di 700.000.

Completano il quadro le casse previdenziali dei liberi professionisti, privatizzate nel 1995.

Anche in questo caso c’è libertà di movimento per quel che riguarda gli investimenti: “Noi non abbiamo limitazioni” spiega a Reuters Antonio Falcone, direttore finanziario di Inarcassa, riservata ad architetti e ingegneri.

“Ma siamo sottoposti alla ricognizione del ministero del Lavoro, cui tutte le casse documentano regolarmente la loro asset allocation e i bilanci”, sottolinea.

Come ulteriore controllo, nel cda delle casse sono presenti inoltre rappresentanti dei ministeri di Lavoro, Economia e Giustizia”.

“Comunque noi non siamo investiti nè direttamente nè indirettamente in hedge” dice il dirigente Inarcassa. Ricordando che, come è avvenuto per il caso dei titoli Lehman, è possibile che per verificare la situazione siano presto convocate audizioni dei protagonisti della categoria.

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