Fondi, direttiva Ue costerebbe a hedge e private equity 3,2 mld

giovedì 15 ottobre 2009 18:32
 

LONDRA, 15 ottobre (Reuters) - Le nuove regole dell'Unione Europea sui fondi alternativi potrebbero costare all'industria degli hedge fund e del private equity 3,2 miliardi di euro.

E' quanto emerge da uno studio commissionato dalla Financial Services Authority (Fsa), la Consob britannica, a Charles River Associates.

Il report si riferisce alla direttiva Alternative Investment Fund Managers (Aifm), che propone misure a carico dei fondi. Tra gli obblighi che vengono introdotti dalla norma europea figurano la registrazione dei fondi in appositi elenchi, l'invio di dati, il limite al ricorso alla leva finanziaria e ostacoli all'offerta di fondi all'interno dei confini Ue da parte di manager non comunitari.

Intervistato da Reuters, Dan Waters, responsabile dell'asset management alla Fsa, ha detto che si tratta di costi una-tantum molto significativi "e che riteniamo non giustificati".

Secondo le stime, gli hedge dovrebbero fronteggiare costi aggiuntivi per 1,4 miliardi di euro, mentre gli operatori di private equity dovrebbero fare i conti con 756 milioni di costi una-tantum e altri 248 milioni di spese successive per adeguarsi alla normativa.

La Commissione Ue ha proposto una norma per regolare la gestione dei fondi d'investimento alternativi, rispondendo alle pressioni dei politici, che hanno attribuito a hedge fund e private equity la responsabilità di aver contribuito alla crisi finanziaria.

Le associazioni di categoria, in particolare la European Private Equity & Venture Capital Association (Evca), da tempo hanno lanciato l'allarme sull'impatto che la normativa Ue avrebbe sulla competitività dei fondi europei a livello mondiale.

Il rischio, secondo gli operatori del settore, è che i fondi alternativi abbandonino il domicilio europeo, penalizzando gli investitori Ue: si calcola che gli hedge fund disponibili per gli investitori europei diminuirebbero del 40%, mentre i fondi di private equity subirebbero un calo del 35%.

Waters della Fsa, però, sottolinea che alcuni Stati membri, in particolare la Svezia, stanno operando in sede comunitaria per porre l'attenzione sui difetti della direttiva. "Ci attendiamo un nuovo testo della direttiva a breve", spiega Waters, "con miglioramenti significativi".