24 maggio 2011 / 09:48 / 6 anni fa

PORTAFOGLI-Etf spinti da asset allocation,attenzione a liquidità

* Aumento correlazione fra mercati svantaggia stock picking

* Etf al posto di derivati, per operatività veloce

* Emittenti più trasparenti, attenti a rischio reputazionale

MILANO, 24 maggio (Reuters) - Il Financial Stability Board mette sotto la lente gli Etf, ma gli istituzionali non cambiano atteggiamento verso il prodotto: preferiscono quelli a replica fisica ma non disdegnano quelli a replica sintetica, spesso l‘unico strumento per esporsi, e velocemente, a un mercato.

L‘attenzione dei gestori interpellati da Reuters si concentra soprattutto sulla liquidità del sottostante dell‘Etf e dello strumento in sè, in uno scenario di investimenti divenuto più favorevole agli Exchange traded fund da quando è aumentata la correlazione sul mercato.

“A partire dal 2008 la correlazione fra i titoli è salita molto. Si è quindi deciso di concentrare gli sforzi di gestione prevalentemente sulla leva dell‘asset allocation piuttosto che su quella dello stock picking”, spiega Tiziano Carlo Bellemo, responsabile comunicazione e rapporti istituzionali di Eurizon Capital sgr.

Un trend post-crisi segnalato anche da Dunny P. Moonesawmy, Head of Research di Lipper (gruppo Thomson Reuters): “Molti gestori di fondi di fondi hanno progressivamente rimescolato i propri portafogli finendo con l‘usare solo Etf”, osserva. Ma lo scenario sta mutando e stiamo entrando in un periodo dove l‘esposizione passiva non basta più per creare valore e lo stock picking torna ad essere fondamentale, aggiunge.

“Si perderanno occasioni di catturare valore se ci si affida solamente a Etf”, dice.

Gli Etf in Italia vengono utilizzati sia nei fondi che nelle gestioni di portafoglio “per prendere esposizione passiva ad asset class che non copriamo direttamente anche in un‘ottica di lungo periodo”, spiega Marco Bonifacio di Zenit sgr, che recentemente ha utilizzato Etf per un‘operazione sui finanziari europei. “Oppure, per movimenti rapidi di alleggerimento o appesantimento su determinate asset class in alternativa a derivati su cui ci sono vincoli” regolamentari o tecnici. Nelle gestioni, inoltre, gli Etf rispondono all‘esigenza di evitare la proliferazione dei titoli e consentono di stabilizzare la performance e gestire il rischio. “L‘Etf consente di avere posizioni attive mediamente più aggressive”, sottolinea Paolo De Rogatis, direttore investimenti di Banca Euromobiliare (gruppo Credem (EMBI.MI)).

ATTENZIONE A LIQUIDITA’ SOPRATTUTTO SU ETF OBBLIGAZIONARI

Ma non sempre l‘Etf è la prima scelta, anche per chi li utilizza in fondi e gestioni con punte del 30% come MC Gestioni.

“In termini generali noi preferiamo lavorare con fondi passivi che con Etf. Li riteniamo più robusti, più controllati, più efficienti e meno costosi degli Etf, in particolare obbligazionari”, ha detto Raimondo Marcialis, direttore generale di MC Gestioni sgr.

Paolo Boretto, responsabile investimenti di Symphonia, predilige i fondi attivi quando ci sono e sono validi sul segmento di mercato di interesse, ma sceglie l‘Etf anche nel caso “non ci sia stato il tempo di valutare adeguatamente i gestori attivi su quel determinato tema su cui vogliamo prendere velocemente esposizione, facendo attività di trading in ottica tattica”, sottolinea.

Se per le gestioni patrimoniali Boretto utilizza solo Etf armonizzati fiscalmente, nei fondi comuni e nelle Sicav c’è spazio anche per quelli armonizzati, quindi per gli Etf quotati negli Stati Uniti, “che statisticamente sono di più e sono più liquidi”.

Proprio la liquidità è al centro dell‘attenzione degli investitori, una preoccupazione che va a braccetto con quella della sicurezza del prodotto, arrivando in certi casi a superarla: lo spread denaro/lettera può incidere in modo anche significativo sui costi soprattutto per chi lavora con un‘operatività di trading.

“Nella selezione degli Etf guardiamo alla liquidità del mercato sottostante ma anche alla presenza di market maker fuori mercato”, ha detto Alberto Tomasini, Responsabile Gestione Fondi Multimanger di Aletti Gestielle sgr.

“E’ vero che i market maker si impegnano a dare la liquidità over the counter, ma qui non c’è trasparenza sugli scambi”, fa notare però De Rogatis per cui la scelta dell‘Etf è limitata dall‘esigenza di trasparenza e continuità della liquidità. La sensibilità per la liquidità aumenta infine per i prodotti obbligazionari “perchè lo spread/denaro lettera impatta di più essendo i rendimenti più contenuti”, ricorda Boretto.

Sul fronte sicurezza gli Etf vengono generalmente sottoposti a una due diligence interna e ci si affida a grandi emittenti che hanno come controparte primarie istituzioni.

“In passato l‘Etf a replica sintetica era più rischioso perchè meno trasparente mentre oggi la trasparenza su questi prodotti è molto elevata”, osserva Tomasini. “Se a questo si somma l‘attenzione degli emittenti al rischio reputazionale, si può dire che oggi gli Etf sono più sicuri di qualche anno fa”, aggiunge ricordando che l‘affidabilità dell‘emittente è cruciale per un business di volumi come è quello degli Etf.

Di recente Etf come i DB x-trackers e i Lyxor hanno aumentato la disclosure sui titoli che costituiscono il paniere sostitutivo in cui è investito l‘Etf e rendono noto il rischio di controparte, cioè l‘esposizione netta allo swap, su base giornaliera. Sono nati poi Etf a replica sintetica di nuova generazione, come quelli di Credit Suisse, che azzerano lo swap alla fine di ogni giornata, eliminando così il rischio di controparte a livello giornaliero.

In un documento pubblicato ad aprile il Financial Stability Board ha messo in guardia contro i rischi di controparte e di collaterale derivanti dallo swap con cui replicano gli indici gli Etf “sintetici” e dall‘attività di prestito titoli a cui ricorrono molti Etf a replica “fisica” (che investono cioè direttamente nei titoli che compongono l‘indice o in un paniere rappresentativo) per aumentare la performance.

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