Fisco fondi spinge sgr su listino, per AD Azimut "cambia poco"

mercoledì 16 febbraio 2011 12:27
 

MILANO, 16 febbraio (Reuters) - L'armonizzazione fiscale fra fondi esteri e fondi italiani, contenuta nel maxiemendamento al decreto legge Milleproroghe che verrà votato oggi al Senato, elimina lo svantaggio competitivo dei prodotti tricolore ma secondo un importante fund manager non avrà ricadute di rilievo sull'industria, che tuttavia in Borsa oggi festeggia.

"Per noi, come per la quasi totalità del mercato, cambierà poco", ha detto l'AD di Azimut (AZMT.MI: Quotazione) Pietro Giuliani. "Se sei già attrezzato con i fondi irlandesi e lussemburghesi, vai avanti con quelli anche se si toglie un incentivo a fare solo prodotti esteri".

L'equiparazione della tassazione dei fondi domiciliati in Italia, ora tassati progressivamente sul risultato di gestione ("maturato"), a quelli esteri tassati sul "realizzato" non necessariamente si tradurrà in maggiori flussi, dice Giuliani. "Non credo che cambierà molto in termini di raccolta, abbiamo solo tolto un handicap".

Per un trader, tuttavia "e' stata una battaglia sacrosanta che Assogestioni ha portato avanti da tempo e credo che nel medio termine l'impatto sarà positivo".

Il risparmio gestito quotato in effetti stamane sale in borsa, con Banca Generali (BGN.MI: Quotazione) che aggiorna i massimi dell'anno fino a 1,47 euro (alle 12,15 sotto massimi +0,7%) meglio del FTSE Italian All Share in rialzo dello 0,4%. Azimut sale di 1,6%, Mediolanum MED.MI +1%.

Che la riforma sembri arrivare in un momento in cui l'industria ha già modificato l'offerta per venire incontro alla domanda di fondi esteri, dove la tassazione avviene solo al momento del disinvestimento, lo dice anche uno studio di Mediobanca, dove si sottolinea che resta da chiarire come verrà trattato il credito di imposta in capo alle sgr.

"Ci aspettiamo che continuino a fare leva sulle loro piattaforme lussemburghesi (Azimut e Banca Generali) e irlandesi (Mediolanum) per i loro prodotti di asset management", si legge nel report. "Inoltre riteniamo improbabile che una simile iniziativa possa concretamente ridurre i deflussi dei fondi italiani".

I fondi tricolori nel 2010 hanno visto fuggire 24,5 miliardi di euro.

La riforma della tassazione dei fondi, da tempo invocata dall'industria, era resa più urgente dall'entrata in vigore della direttiva Ucits IV, che da luglio introduce un "passaporto europeo" che liberalizza l'attività dei fondi internazionali.

(Maria Pia Quaglia)