November 30, 2010 / 2:05 PM / 7 years ago

ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper novembre 2010

6 IN. DI LETTURA

* Sette gestori su otto sovrappesano equity

* Leggero aumento cautela su Wall Street

* Materie prime si confermano settore preferito

di Maria Pia Quaglia

MILANO, 30 novembre (Reuters) - Aumenta ancora l'esposizione al rischio nei portafogli di novembre, un mese che si è aperto con la seconda puntata di "quantitive easing" della Federal Reserve e che ha visto precipitare la crisi debitoria irlandese fino al salvataggio targato Ue/Fmi concordato domenica 28 con le autorità di Dublino.

L'ultimo sondaggio Reuters Lipper, cui hanno partecipato otto primari asset manager attivi in Italia, evidenzia infatti un ulteriore rafforzamento della media dell'azionario in portafoglio (al 51,8% dal 50,6% e al 51% di mediana), a scapito dei bond (scesi in media al 40,75% dal 41,6% e al 40% di mediana).

L'indagine non riflette ancora tutto l'aumento di tensione legato al rischio sovrano irlandese e ai timori di contagioche hanno reso nuovamente forte avversione al rischio e aumento della volatilità. "Stiamo cercando di valutare quello che si sta evolvendo in Ue con la crisi irlandese e l'eventuale effetto contagio", ha detto Marco Bonifacio, gestore di Zenit sgr.

All'indomani del salvataggio irlandese, l'indice di volatilità VDAX .V1XI toccava i massimi di tre mesi, riprova che le misure a favore di Dublino non hanno mitigato la paura di un effetto domino per gli altri paesi ad alto debito.

Ma Sergio Bertoncini, strategist di Amundi, osserva:"è vero che sulla parte azionaria la volatilità implicita resta inferiore rispetto ad aprile e maggio perchè adesso abbiamo gli strumenti per far fronte a problemi" rispetto all'escalation della crisi greca della primavera scorsa.

Sul fronte macro, l'economia ha continuato a dare nuove conferme di miglioramento e gli investitori sembrano essersi gettati definitivamente alle spalle lo spettro di un doppio minimo di recessione.

"Negli Stati Uniti i dati economici sono stati migliori delle attese", prosegue lo strategist di Amundi. "La Fed ha immesso liquidità in una fase in cui l'economia si sta riprendendo dal rallentamento visto l'estate scorsa".

Preferite Borse Europa, Asia E America Latina

Nell'indagine di novembre sovrappesano l'equity tutti i partecipanti eccetto uno e le piazze azionarie preferite si confermano quelle dell'area euro e dell'America Latina con un incremento del numero di gestori in sovrappeso sull'Asia-Pacifico. Parallelamente si assiste ad un ridimensionamento, pur di modesta entità, su Wall Street: scendono a tre da quattro gli investitori in overweight sui listini newyorchesi e anche l'allocazione aggregata registra una riduzione media a 15,4% da 16,3% e a 16,5% da 17,5% in mediana.

In direzione opposta Amundi che, rispetto a ottobre, ha incrementato leggermente l'esposizione all'azionario, aumentando proprio la parte Usa.

"L'equity statunitense è meno esposto alla volatilità e ai rischi sovrani Ue", fa notare lo strategist. "L'anno prossimo ci saranno strette di budget in tutti i paesi Ue, anche in Germania, e quindi la crescita frenerà e anche per questo preferiamo le borse emergenti e Wall Street", ha aggiunto, ricordando che le valutazioni restano interessanti e che la stagione delle trimestrali ha evidenziato buoni risultati su entrambe le sponde dell'Atlantico.

CORPORATE ANCORA IN OVERWEIGHT, PIU' CAUTELA SU SOVRANI UE

Nessuna novità, rispetto al mese scorso, sul fronte degli investimenti in reddito fisso se non una maggiore cautela sul debito dell'Eurozona: salgono infatti a tre da due i gestori che sottopesano i titoli di stato Ue, un movimento che trova conferma nell'allocazione aggregata, scesa in media al 32,75% dal 34,25% e al 34,5% dal 35% in base alla mediana.

La stragrande maggioranza dei partecipanti continua a sottopesare treasuries e gilts, mentre metà del campione conferma il sovrappeso sui corporate. Fra questi, figura Amundi.

"In molti casi i corporate dei paesi periferici hanno fatto meglio di governativi periferici e penso in particolare alla Spagna", ha detto Bertoncini.

Zenit, invece, sta ripensando l'investimento in emissioni societarie.

"Stiammo riducendo il sovrappeso sui corporate perchè gli spread si sono ridotti", ha detto Bonifacio. Alla caccia di rendimento, Zenit sgr si sta spostando "su corporate tipo tripla B, nella parte low end dell'investment grade"; inoltre "abbiamo iniziato a guardare negli ultimi mesi, e a introdurre selettivamente, posizioni sugli emergenti soprattutto attraverso fondi per la solidità delle finanze pubbliche di questi paesi".

Confermata anche l'allocazione settoriale, con una predilezione per le materie prime e, in seconda battuta, industriali, servizi ciclici e IT. Bancari e immobiliari restano i settori più sottopesati.

"Ci piacciono i settori industriali e dei beni di investimento, i ciclici Ue esposti ai consumi emergenti, ma si tratta più del risultato della selezione di singoli titoli che di scelte settoriali vere e proprie", ha detto Bertoncini.

Zenit conferma, fino a fine anno, il favore per beni di consumo e industriali, entrambi legati al ciclo, mentre negli Usa la preferenza va ai tecnologici.

"Rispetto alle risposte del questionario, ultimamente abbiamo ridotto qualche cosa in Europa sui finanziari - dove eravamo già in sottopeso - e abbiamo venduto selettivamente qualche titolo che ha corso di più fra i ciclici in un'ottica di presa di profitto", spiega Bonifacio.

Per la tabella riassuntiva delle risposte, fare doppio click su [ID:nLDE6AP0TP]

La versione integrale di questa e altre ricerche sul sito www.lipperweb.com

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