Fondi, uomo a Nord investitore tipo, vede rischio come azioni

mercoledì 17 novembre 2010 15:54
 

MILANO, 17 novembre (Reuters) - Uomo (ma con una crescente parte femminile), 55 anni, agiato, residente al Nord. Poco sofisticato, spesso impegnato in un solo fondo e con una percezione del suo rischio di investimento uguale a quello azionario.

E' questo il profilo dell'investitore in fondi comuni italiani che emerge da una ricerca curata dall'ufficio studi di Assogestioni sui dati 2002-08 - I fondi comuni nel portafoglio delle famiglie italiane - in cui emerge anche la costante erosione del peso di questi prodotti nei portafogli.

Il quadro che emerge dalla ricerca "è un po' tristanzuolo", ha detto presentando il quaderno il presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco.

Fra le evidenze della ricerca ci sono "il fatto che molti abbiano un fondo soltanto, che non è indice di sofisticazione", e l'aumento della popolazione femminile.

Siniscalco ritiene che "sia più importante capire il lato della domanda, mettere il risparmiatore al centro", piuttosto che focalizzarsi sulla produzione, sul marketing delle società di gestione. "La sfida", ha affermato, "è aiutare gli italiani a risparmiare meglio", perché l'industria dell'asset management "è un po' come i Beni Culturali: abbiamo un grande patrimonio, ma poi c'è una trascuratezza che fa crollare i muri".

Alessandro Rota, uno dei curatori, ha evidenziato come l'età media dei detentori di fondi sia passata dai 51 anni del 2002 ai 55 anni del 2008 e si è soffermato sul fatto che "i fondi sono percepiti come prodotti rischiosi tout-court, alla stessa stregua di un'azione".

Nel corso di una tavola rotonda, Tommaso Corcos di Fideuram Investimenti Sgr ha sostenuto che "c'è un tema di distribuzione" e ha lanciato "un warning in vista di Basilea III".

Sandro Pierri di Pioneer Investment Management Sgr ha sottolineato "il gap evidentissimo fra la democraticità del prodotto fondo e l'effettivo utilizzo" e ha affermato che le sgr "tendenzialmente lavorano in un modello al servizio dei distributori".

Andra Viganò di BlackRock ha detto che "la soluzione (della crisi dell'industria) passa attraverso un lavoro con la distribuzione". Posizione condivisa da Siniscalco: "Bisogna che il rapporto (fra produzione e distribuzione) diventi bilaterale".