Hedge,Tesoro lavora a dimezzamento soglia, categoria alternativi

mercoledì 17 novembre 2010 14:22
 

MILANO, 17 novembre (Reuters) - Il Tesoro ha allo studio l'abbassamento a 250.000 euro della soglia minima di ingresso per chi vuole sottoscrivere un fondo hedge, attualmente prevista a 500.000 euro, oltre all'abolizione della distinzione fra fondi speculativi e fondi riservati, che confluirebbero nella categoria dei fondi alternativi.

Lo ha detto, nel corso di un workshop MondoHedge, Alessandro Rivera, dirigente generale del Ministero dell'Economia.

Il Tesoro sta inoltre lavorando per iniziare a recepire la direttiva europea sui gestori dei fondi comuni di investimenti alternativi, approvata dal Parlamento Europea l'11 novembre.

"Il recepimento della direttiva è in piccola misura iniziato con l'articolo 32 del decreto legge 78, la cosiddetta finanziaria anticipata, che rimuove l'obbligo di autorizzazione della Banca d'Italia su regolamenti e fusioni fra fondi", ha detto Rivera.

La direttiva disciplina i soggetti che gestiscono o commercializzano nell'Unione i cosiddetti "fondi alternativi", tra cui figurano fondi hedge e fondi di private equity, introducendo un "passaporto europeo" aperto anche a soggetti extracomunitari.

"La direttiva è più adatta all'industria dei fondi hedge rispetto a quella Ucits, ha semplificato e creato standard comuni per tutti i paesi dell'Ue", ha commentato, a margine del convegno, il presidente di Lyxor AM Alain Dubois. "Avrà l'effetto di rassicurare gli investitori e aumenterà la domanda".

Le nuove regole della direttiva entrano in vigore nel 2013 e il "passaporto" per la commercializzazione in Ue di fondi extracomunitari non sarà disponibile prima del 2015.

I fondi hedge in Italia hanno subito riscatti per oltre un miliardo e mezzo da inizio anno, confermando un trend iniziato con la crisi finanziaria che ha acceso i riflettori sul tema della difficile liquidabilità di questi prodotti.

Tuttavia, secondo Consob, il ricorso a meccanismi di protezione degli attivi dai riscatti, i cosiddetti "gate" e "side pocket", in Italia ha riguardato una porzione contenuta del patrimonio.

"A dicembre 2009 gli attivi segregati erano inferiori al 9% dell'intero patrimonio", ha sottolineato Giuseppe D'Agostino, responsabile divisione intermediari della Commissione. "Questo dimostra che la gestione in Italia è stata una gestione prudente anche se le masse si sono ridotte tra il 2008 e il 2010".