Private equity Italia, investimenti giù in sem1,ripresa in vista

giovedì 14 ottobre 2010 14:07
 

MILANO, 14 ottobre (Reuters) - L'industria del private equity italiana ha archiviato un primo semestre con risultati in deciso calo, ma i segnali che arrivano dal terzo trimestre sono incoraggianti e fanno pensare ad una seconda parte dell'anno nel segno della ripresa.

E' il quadro emerso nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati della prima metà del 2010, che si è tenuta nella sede dell'Aifi (l'associazione italiana del private equity).

Tra gennaio e giugno, le operazioni sono state 129 (-17% rispetto ad un anno prima), per un controvalore di 552 milioni (-48%). "Siamo tornati indietro di cinque anni", ha ammesso Giampio Bracchi, presidente di Aifi. "Ma riteniamo che il secondo semestre 2009 e la prima metà di quest'anno abbiano rappresentato il punto di minimo". Infatti, ha aggiunto Bracchi, "abbiamo notato segnali di ripresa già dal mese di luglio".

Analizzando i segmenti del private equity, l'expansion ha registrato una crescita degli investimenti del 10%, a 145 milioni. Bene l'early stage, che, con 51 operazioni (per 41 milioni), ha fatto segnare il maggior numero di deal. A risentire maggiormente della crisi sono stati i buyout: -58% in termini di ammontare investito (329 milioni), -54% per numero di operazioni (20). "Il taglio medio dell'investimento è sceso a 4,3 milioni (da 6,9 milioni del primo semestre 2009 e 12,1 milioni della seconda parte dell'anno scorso)", ha sottolineato Bracchi, "effetto della prevalenza di operazioni early stage ed expansion e della mancanza di mega-buyout".

A livello settoriale, la natura degli investimenti ha fatto crescere la fetta dei comparti hi-tech, come medicale e biotech.

RACCOLTA ATTENDE SPINTA DA FONDO PMI

La raccolta di nuovi capitali costituisce un tasto ancora dolente, ma in via di guarigione: il primo semestre ha visto una crescita del 63%, a 473 milioni. "La raccolta rimane difficile", ha commentato Bracchi. Ma la seconda parte dell'anno si preannuncia migliore: il Fondo Italiano d'Investimento (Fii), infatti, dovrebbe chiudere la raccolta prima di dicembre, e, dato che, come ha spiegato Anna Gervasoni, direttore generale Aifi, "fino al 50% sarà destinato all'attività di fondo di fondi (che non rientra nei calcoli dell'associazione)", la parte restante, ovvero circa 600 milioni, destinata agli investimenti diretti, contribuirà alle statistiche del secondo semestre.

Sul fronte della raccolta, gli operatori sono molto attenti alle indicazioni di Basilea III e Solvency II, che potrebbero indurre banche e assicurazioni a rivedere le politiche d'investimento. "Speriamo che i commitment nei fondi non vengano configurati fra i requisiti di solidità patrimoniale", ha detto Bracchi. "Non abbiamo ancora indicazioni precise (sul peso che avranno nel settore Basilea III e Solvency II)", ha aggiunto Gervasoni.   Continua...