28 settembre 2010 / 14:39 / tra 7 anni

SINTESI - Amplifon acquista australiana Nhc, prepara aumento

(accorpa pezzi, aggiunge dettagli da conference, background)

MILANO, 28 settembre (Reuters) - Amplifon (AMPF.MI) ha firmato l‘accordo definitivo per acquisire l‘australiana National Hearing Care (Nhc), dando vita a un gruppo con ricavi proforma pari a 788 milioni di euro, un Ebitda di 126 milioni e un margine Ebitda del 16%.

Il mercato ha accolto negativamente l‘operazione, peraltro nell‘aria da tempo. Il titolo è scivolato sino a 3,3425 euro, pari a un ribasso di oltre il 6%, per poi recuperare: attorno alle 16,10 italiane perde il 5,66%, a 3,3725 euro. Franco Moscetti, amministratore delegato di Amplifon, si è detto “sicuro che nel giro di pochi mesi la comunità finanziaria capirà la portata dell‘operazione”.

In una breve nota pubblicata subito dopo l‘annuncio dell‘operazione, Goldman Sachs scrive che, “sebbene i mercati emergenti rappresentino un‘opportunità di lungo termine per Amplifon, è improbabile che vedremo un impatto significativo nel medio termine sui ricavi”. Il broker aggiunge che, “alla luce della profittabilità di Nhc, non riteniamo il prezzo pagato da Amplifon irragionevole”.

AUMENTO DI CAPITALE IN CANTIERE

Il controvalore dell‘acquisizione è di 460 milioni di dollari australiani in contanti (circa 328 milioni di euro). Un finanziamento di 424 milioni di euro coprirà l‘acquisizione e il rifinanziamento delle linee di credito esistenti. A curare il finanziamento è un consorzio composto da Banca Imi, Bnp Paribas Italian Branch, Citigroup Global Markets Limited e UniCredit Corporate Banking.

“Il finanziamento include anche una componente bridge che la società intende rifinanziare con un aumento di capitale fino a un massimo del 10% (del capitale), già approvato dagli azionisti e da effettuarsi entro giugno 2011”, si legge in un comunicato.

Nella conference call di presentazione dell‘acquisizione di Nhc, Ugo Giorcelli, direttore finanziario di Amplifon, ha spiegato che la fase preparatoria dell‘aumento di capitale è “alla fase finale”. In particolare, è in dirittura d‘arrivo la definizione delle “banche che sottoscriveranno l‘aumento”.

Giorcelli ha chiarito che l‘aumento non dovrebbero prevedere un‘emissione di diritti. Nelle settimane scorse, una fonte vicina alla materia aveva detto a Reuters che, fra le ipotesi allo studio per finanziare l‘acquisizione di Nhc, c‘era la cessione di una quota di minoranza a operatori di private equity.

Il Cfo ha spiegato che l‘aumento di capitale “non è una necessità”, alla luce “dell‘allentamento sui covenant” concordato con le banche, “ma vogliamo avere flessibilità di bilancio per perseguire la nostra strategia”. Un concetto rafforzato da Moscetti: “Non è un obbligo aumentare il capitale”. L‘AD ha voluto ringraziare l‘azionista di riferimento, la famiglia Formiggini-Holland (che, attraverso The Holland Trust, controlla il 61,303% del capitale), che “ha capito l‘importanza del progetto e accettato di diluirsi nel capitale”. Giorcelli ha puntualizzato che la famiglia Formiggini-Holland non sottoscriverà l‘aumento per consentire “una crescita del flottante” e per “diversificare la posizione di portafoglio”.

Interpellato sul timing dell‘aumento, Giorcelli si è limitato a ricordare che “il bridge loan terminerà nel giugno 2011”.

PIATTAFORMA PER CRESCERE IN MERCATI EMERGENTI

Il gruppo Nch è attivo in Australia, Nuova Zelanda e India, dove ha aperto la prima clinica quest‘anno, con una rete complessiva di circa 200 negozi e 240 audioprotesisti.

“Acquistare Nhc significa consolidare ricavi ed Ebitda”, ha argomentato Moscetti, “entrare in nuove aree geografiche e creare una piattaforma per monitorare i mercati emergenti, in particolare l‘Asia”.

Le sinergie attese sono pari a 4 milioni di dollari australiani (circa 2,9 milioni di euro) nel 2011, cifra destinata a salire a 8 milioni di dollari australiani (circa 5,7 milioni di euro) nel 2011.

Giorcelli ha evidenziato come, una volta completata l‘acquisizione (il closing è atteso nel dicembre 2010), Nhc rappresenterà il 13,1% dei ricavi e il 23,4% dell‘Ebitda del gruppo Amplifon. Nhc, il cui management resterà in carica, ha aggiunto il Cfo, “ha un target di crescita dei ricavi del 10% nel prossimo futuro. I margini sono visti stabili, ma potrebbero crescere grazie alle sinergie”.

Le sinergie sui costi di acquisizione delle forniture sono stimati nell‘ordine dei 2 milioni di dollari australiani.

Moscetti ha sottolineato che, con Nhc, Amplifon raggiunge “una quota di mercato globale proforma del 9%” e ha definito l‘acquisizione “il secondo passo della nostra strategia”, la cui prima fase è stata il consolidamento delle attività esistenti. Una fase che non si è conclusa: “Dobbiamo migliorare la profittabilità in Gran Bretagna”, ha detto l‘AD, “aumentare la quota di mercato in Germania e finalizzare la realizzazione dei progetti in Usa. Ci stiamo muovendo nella giusta direzione. Ma, in parallelo, c’è stata questa opportunità”.

Intanto, ha affermato l‘AD, “posso anticipare che i risultati del terzo trimestre sono più o meno in linea con la prima parte dell‘anno”.

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