30 settembre 2010 / 13:26 / 7 anni fa

ASSET ALLOCATION ITALIA- Sondaggio Reuters Lipper settembre 2010

* Azionario sale in media al 48,75% dal 47,63%

* Continuano a piacere corporate bond, emergenti

* Forte overweight risorse e industria di base

MILANO, 30 settembre (Reuters) - Cresce lentamente la propensione al rischio dei gestori di fondi italiani, mentre rientra nei ranghi l'apprensione per la situazione del debito nella zona euro.

E' quanto emerge dal sondaggio mensile che Reuters-Lipper conduce fra otto primari gestori attivi in Italia.

Sale la quota del portafoglio destinato all'azionario, che in media arriva al 48,75% dal 47,63% del precedente sondaggio a luglio. Limata la fetta riservata all'obbligazionario, che scende al 43,25% dal 44,25% della precedente rilevazione. Quasi invariata la percentuale di cash (7% da 7,13%) e immutata quella dei prodotti alternativi (1%).

All'interno del portafoglio azionario, cresce significativamente la quota riservata alla zona euro, che arriva al 18,13% dal 15,50% di luglio, mentre scende il Nord America (16,06% da 18,06%).

Ma, guardando in un'ottica trimestrale, il 37,5% dei gestori intende incrementare la quota azionaria riservata al Nord America. Segno che il fascino di Wall Street rimane immutato. Allo stesso modo, non tramonta l'attrazione per i mercati emergenti.

"Continuiamo ad avere un sovrappeso di prodotti a spread, quindi corporate investment grade e high-yield emergenti", argomenta Sergio Bertoncini, strategist di Amundi (CAGR.PA) (SOGN.PA) in Italia. "Limitato sovrappeso anche di azioni. Abbiamo spostato l'attenzione sull'Europa perché c'è un gap valutativo rispetto agli Usa dopo la crisi del debito sovrano".

Francesco Fonzi, senior portfolio manager di Credit Suisse CSGN.VX, dice: "Siamo neutrali sui prodotti a benchmark e piuttosto difensivi, con un'esposizione azionaria contenuta, sui prodotti flessibili o total return. Contiamo di sfruttare una probabile fase di correzione da qui alle elezioni di mid-term Usa per ritornare sull'azionario in maniera selettiva, privilegiando mercati emergenti, strategicamente, ed Europa, tatticamente".

Il fund manager di Credit Suisse ritiene che "il mega-trend di questo periodo sia legato ai mercati emergenti: ci aspettiamo che registrino le migliori performance nei prossimi dodici mesi. L'impressione è che, finita una fase di politica monetaria restrittiva, i mercati emergenti saranno più liberi di puntare verso l'alto, sostenuti da risultati macro e micro".

BOND EURO PREFERITI A TREASURIES USA

Il ribilanciamento dei portafogli a favore di un maggiore peso dell'azionario non pare terminato, dato che, nei prossimi tre mesi, il 25% del campione intende incrementare la fetta di equity, mentre bond (12,5%) e cash (25%) sono visti in calo.

Sull'obbligazionario, "privilegiamo l'Europa rispetto agli Usa perché offre maggiori opportunità", dice Bertoncini di Amundi. Lo strategist afferma di "non vedere un rischio inflazione": da qui la decisione di "sottopesare i bond inflation-linked".

"Sull'obbligazionario", spiega Fonzi di Credit Suisse, "siamo tendenzialmente neutrali, con posizioni di duration molto vicine al benchmark. Crediamo ci possa essere ancora un po' di spazio, dato che la politica monetaria sui mercati occidentali continua ad essere espansiva. Ci aspettiamo che il mercato obbligazionario possa avere un po' più di volatilità, ma possa continuare ad essere fonte di guadagni."

Il mercato, secondo Bertoncini, "ha metabolizzato il rischio sovrano". Anche a fronte di un caso scottante come l'Irlanda, "l'approccio ora è razionale, si guarda ai fondamentali. Il rischio non è sistemico, è legato a singole realtà". In questo contesto, "l'Italia si trova in buona posizione".

TASSI VISTI STABILI SINO A ULTIMA PARTE 2011

A prevalere, in ogni caso, è la cautela, perché l'economia non fornisce indicazioni univoche. Anzi. Guardando alle risposte sulle strategie dei manager a livello settoriale, infatti, non emerge una direzione chiara. Non c'è, per esempio, una prevalenza di comparti ciclici o, viceversa, difensivi. La tendenza è a mantenere invariata la composizione del portafoglio, in attesa che le prospettive economiche siano meno nebulose.

Permane la tendenza a sovrappesare risorse e industria di base, conseguenza della corsa dei prezzi delle materie prime. Cala il sottopeso delle banche e aumenta la cautela sull'information technology.

"Lo scenario che si va delineando è quello che avevamo in mente", spiega Bertoncini di Amundi, "niente double dip, ma un'economia che cresce poco". Di conseguenza, la società di asset management non ha modificato, all'interno della componente equity, la ripartizione settoriale e per aree geografiche. E "non c'è volontà di farlo".

Lo scenario dei prossimi mesi, dice Bertoncini, è che la Fed manterrà i tassi vicini allo zero "probabilmente sino all'ultima parte del 2011" e la Bce "seguirà (la Fed) piuttosto che anticiparla".

Fonzi concorda: "Se i tassi saranno aumentati, avverrà soltanto dopo il terzo trimestre 2011".

Il rischio inflazione, insomma, viene considerato marginale. Semmai, qualcuno vede un pericolo deflazione. Come Valentijn van Niewenhuijzen, macroeconomista e responsabile del reddito fisso di Ing Investment Management, secondo il quale "se il mondo occidentale dovesse entrare in una fase di deflazione, le banche centrali non potrebbero usare i rimedi a cui sono abituate per spingere l'economia".

Ing IM - che non fa parte del panel del sondaggio - si dice positiva "sulle azioni ad alto dividendo, sul credito e su altri prodotti del reddito fisso, come il debito dei mercati emergenti".

Per la tabella riassuntiva delle risposte, fare doppio click su [ID:LDE68Q0TC]

La versione integrale di questa e altre ricerche sul sito www.lipperweb.com

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