PUNTO 5 - Unicredit, si chiude l'era Profumo, deleghe a Rampl

martedì 21 settembre 2010 23:13
 

 (aggiorna con fonte su Profumo)
 
 di Paola Arosio e Gianluca Semeraro
 MILANO, 21 settembre (Reuters) - Alessandro Profumo lascia
la guida di UniCredit (CRDI.MI: Quotazione) dopo 13 anni e al termine di una
giornata lunghissima culminata in un Cda di oltre quattro ore
che ne ha sancito l'addio. 
 Alle 23 si è ancora in attesa del comunicato della banca che
dovrebbe ufficializzare la sua uscita di scena e il passaggio
delle deleghe al presidente Dieter Rampl.
 Le tensioni con alcuni soci, in particolare con Fondazione
Cariverona, sull'avanzata degli azionisti libici - che hanno
superato il 7,5% nel capitale della banca - sono stati fatali al
manager, che già lo scorso marzo aveva minacciato le dimissioni
per le frizioni sul progetto di riorganizzazione del gruppo
denominato One4C (Banca Unica). 
 La giornata è stata densa di colpi di scena. Secondo quanto
riferito da una fonte vicina alla situazione Profumo avrebbe
presentato le sue dimissioni con una lettera ai consiglieri nel
pomeriggio quando ha lasciato la sede della banca. 
 In serata tuttavia sarebbe tornato sui suoi passi chiedendo
la conta dei voti - come riferisce un'altra fonte - forte anche
dell'appoggio di alcuni membri del board che chiedevano il
ritiro delle dimissioni per scongiurare inutili "salti nel
buio".
 Tra questi Salvatore Ligresti nel pomeriggio si era
dichiarato "favorevole alla stabilità, mentre una fonte indicava
come potenziali sostenitori di Profumo anche altri consiglieri
italiani come Carlo Pesenti o Luigi Maramotti, oltre
naturalmente ai libici. Probabile anche un atteggiamento
"morbido" da parte della Fondazione Crt. 
 Sullo sfondo non è da escludere una "moral suasion" da parte
del ministro dell'Economia Giulio Tremonti che già nella serata
di ieri avrebbe tentato di convincere le fondazioni a fare un
passo indietro e che sarebbe tornato alla carica in serata,
preoccupato di una vacatio prolungata nella poltrona di comando
della banca più importante del paese in un momento politico
segnato da difficoltà nella maggioranza. 
 Il risultato finale è stato comunque la decisione del cda di
chiudere l'era Profumo e di affidare le deleghe dell'AD al
presidente Dieter Rampl.
 
 LIBICI ULTIMA GOCCIA, TENSIONI CON SOCI PARTONO DA LONTANO
 "Sono stati mesi di continue tensioni, anche sulla gestione
della banca. La questione dei libici è stata solo la goccia che
ha fatto traboccare il vaso", ricorda una fonte. 
 L'accusa rivolta a Profumo è di aver facilitato in qualche
modo l'ingresso dei libici. Il manager tuttavia ha respinto le
accuse sottolineando di non aver chiamato lui i libici, che
hanno deciso in totale autonomia. 
 Rappresentanti della Lega Nord - in particolare il sindaco
di Verona Flavio Tosi e il presidente della Regione Veneto Luca
Zaia - a più riprese hanno stigmatizzato l'avanzata dei libici,
temendo una vera e propria scalata. Anche oggi Tosi è tornato ad
attaccare Profumo definendolo "custode infedele" della banca. 
 A ciò si aggiungono le frizioni con lo stesso Rampl che ha
lamentato sul tema la mancanza di informativa, ottenendo mandato
dal comitato governance di fare i necessari approfondimenti sui
soci libici e sulle possibili ricadute sulla governance della
banca. 
 
 GIRANDOLA NOMI PER SUCCESSIONE, PER ORA NESSUNA CONFERMA
 Per la successione stampa e mercato hanno già prodotto la
solita girandola di nomi, nessuno dei quali però al momento
trova conferme. 
 Matteo Arpe, Giampiero Auletta, Claudio Costamagna, Enrico
Cucchiani, Fabio Gallia, Mario Greco, Alberto Nagel, Andrea
Orcel ma anche Pietro Modiano, le ipotesi ventilate.
 Per la successione "è già pronta una shortlist", secondo una
fonte. Arpe e Gallia potrebbero essere nomi "spendibili"
nonostante sul primo possano pesare i recenti attriti con Cesare
Geronzi, oggi presidente di Generali (GASI.MI: Quotazione), per la seconda
fonte.
 
 UILCA: TRATTATIVE ESUBERI DOPO VERIFICA SU POLITICA AZIENDA
 Domani intanto è in agenda un nuovo incontro tra azienda e
sindacati sul tema degli esuberi annunciati da UniCredit a
inizio agosto e pari a 4.100 unità più 600 derivanti dalla
fusione con Capitalia.
 La scorsa settimana la banca si era mostrata disponibile ad
ampliare l'orizzonte temporale da tre a cinque anni, pur
continuando a chiedere 3.000 uscite entro il 2013. 
 La Uilca, dopo le dimissioni di Profumo, chiede a questo
punto che si faccia chiarezza sulle politiche aziendale e in
particolare sul destino del piano della banca unica (il progetto
denominato One4C).
 "La trattativa vviata sugli esuberi potrà eventualmente
riprendere solo dopo tale verifica", si legge in una nota Uilca
firmata dal segretario generale Massimo Masi. 
 
 - Hanno collaborato Stefano Bernabei da Roma, Elisa Anzolin,
Andrea Mandalà e Sergio Matalucci da Milano
 
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 Maggiori azionisti di UniCredit, con quote superiori al 2%
 
 1. Mediobanca S.p.A.(1)             991.211.860    5,143% 
 2. Aabar Luxembourg S.A.R.L.        962.000.000    4,991% 
 3. Central Bank of Libya            961.421.874    4,988% 
 4. Fondazione Cariverona            894.149.221    4,639% 
 5. BlackRock Investment Mngm (UK)   775.638.495    4,024% 
 6. Fondazione CRT                   639.734.920    3,319% 
 7. Carimonte Holding S.p.A.         586.289.621    3,042% 
 8. Libyan Investment Authority      500.000.000    2,594% 
 9. Gruppo Allianz                   392.345.349    2,036%
 
 (1) di cui con vincolo di usufrutto a favore UniCredit:
967.564.061 azioni ordinarie pari a 5,020% di possesso. 
 
 Fonte: sito web banca, dati aggiornati a oggi
 
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