21 settembre 2010 / 12:22 / 7 anni fa

PUNTO 5 - Unicredit, si chiude l'era Profumo, deleghe a Rampl

 (aggiorna con fonte su Profumo)
  
 di Paola Arosio e Gianluca Semeraro
 MILANO, 21 settembre (Reuters) - Alessandro Profumo lascia la guida di UniCredit (CRDI.MI) dopo 13 anni e al termine di una giornata lunghissima culminata in un Cda di oltre quattro ore che ne ha sancito l'addio. 
 Alle 23 si è ancora in attesa del comunicato della banca che dovrebbe ufficializzare la sua uscita di scena e il passaggio delle deleghe al presidente Dieter Rampl.
 Le tensioni con alcuni soci, in particolare con Fondazione Cariverona, sull'avanzata degli azionisti libici - che hanno superato il 7,5% nel capitale della banca - sono stati fatali al manager, che già lo scorso marzo aveva minacciato le dimissioni per le frizioni sul progetto di riorganizzazione del gruppo denominato One4C (Banca Unica). 
 La giornata è stata densa di colpi di scena. Secondo quanto riferito da una fonte vicina alla situazione Profumo avrebbe presentato le sue dimissioni con una lettera ai consiglieri nel pomeriggio quando ha lasciato la sede della banca. 
 In serata tuttavia sarebbe tornato sui suoi passi chiedendo la conta dei voti - come riferisce un'altra fonte - forte anche dell'appoggio di alcuni membri del board che chiedevano il ritiro delle dimissioni per scongiurare inutili "salti nel buio".
 Tra questi Salvatore Ligresti nel pomeriggio si era dichiarato "favorevole alla stabilità, mentre una fonte indicava come potenziali sostenitori di Profumo anche altri consiglieri italiani come Carlo Pesenti o Luigi Maramotti, oltre naturalmente ai libici. Probabile anche un atteggiamento "morbido" da parte della Fondazione Crt. 
 Sullo sfondo non è da escludere una "moral suasion" da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti che già nella serata di ieri avrebbe tentato di convincere le fondazioni a fare un passo indietro e che sarebbe tornato alla carica in serata, preoccupato di una vacatio prolungata nella poltrona di comando della banca più importante del paese in un momento politico segnato da difficoltà nella maggioranza. 
 Il risultato finale è stato comunque la decisione del cda di chiudere l'era Profumo e di affidare le deleghe dell'AD al presidente Dieter Rampl.
  
 LIBICI ULTIMA GOCCIA, TENSIONI CON SOCI PARTONO DA LONTANO
 "Sono stati mesi di continue tensioni, anche sulla gestione della banca. La questione dei libici è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso", ricorda una fonte. 
 L'accusa rivolta a Profumo è di aver facilitato in qualche modo l'ingresso dei libici. Il manager tuttavia ha respinto le accuse sottolineando di non aver chiamato lui i libici, che hanno deciso in totale autonomia. 
 Rappresentanti della Lega Nord - in particolare il sindaco di Verona Flavio Tosi e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia - a più riprese hanno stigmatizzato l'avanzata dei libici, temendo una vera e propria scalata. Anche oggi Tosi è tornato ad attaccare Profumo definendolo "custode infedele" della banca. 
 A ciò si aggiungono le frizioni con lo stesso Rampl che ha lamentato sul tema la mancanza di informativa, ottenendo mandato dal comitato governance di fare i necessari approfondimenti sui soci libici e sulle possibili ricadute sulla governance della banca. 
  
 GIRANDOLA NOMI PER SUCCESSIONE, PER ORA NESSUNA CONFERMA
 Per la successione stampa e mercato hanno già prodotto la solita girandola di nomi, nessuno dei quali però al momento trova conferme. 
 Matteo Arpe, Giampiero Auletta, Claudio Costamagna, Enrico Cucchiani, Fabio Gallia, Mario Greco, Alberto Nagel, Andrea Orcel ma anche Pietro Modiano, le ipotesi ventilate.
 Per la successione "è già pronta una shortlist", secondo una fonte. Arpe e Gallia potrebbero essere nomi "spendibili" nonostante sul primo possano pesare i recenti attriti con Cesare Geronzi, oggi presidente di Generali (GASI.MI), per la seconda fonte.
  
 UILCA: TRATTATIVE ESUBERI DOPO VERIFICA SU POLITICA AZIENDA
 Domani intanto è in agenda un nuovo incontro tra azienda e sindacati sul tema degli esuberi annunciati da UniCredit a inizio agosto e pari a 4.100 unità più 600 derivanti dalla fusione con Capitalia.
 La scorsa settimana la banca si era mostrata disponibile ad ampliare l'orizzonte temporale da tre a cinque anni, pur continuando a chiedere 3.000 uscite entro il 2013. 
 La Uilca, dopo le dimissioni di Profumo, chiede a questo punto che si faccia chiarezza sulle politiche aziendale e in particolare sul destino del piano della banca unica (il progetto denominato One4C).
 "La trattativa vviata sugli esuberi potrà eventualmente riprendere solo dopo tale verifica", si legge in una nota Uilca firmata dal segretario generale Massimo Masi. 
  
 - Hanno collaborato Stefano Bernabei da Roma, Elisa Anzolin, Andrea Mandalà e Sergio Matalucci da Milano
  
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 Maggiori azionisti di UniCredit, con quote superiori al 2%
  
 1. Mediobanca S.p.A.(1)             991.211.860    5,143% 
 2. Aabar Luxembourg S.A.R.L.        962.000.000    4,991% 
 3. Central Bank of Libya            961.421.874    4,988% 
 4. Fondazione Cariverona            894.149.221    4,639% 
 5. BlackRock Investment Mngm (UK)   775.638.495    4,024% 
 6. Fondazione CRT                   639.734.920    3,319% 
 7. Carimonte Holding S.p.A.         586.289.621    3,042% 
 8. Libyan Investment Authority      500.000.000    2,594% 
 9. Gruppo Allianz                   392.345.349    2,036%
  
 (1) di cui con vincolo di usufrutto a favore UniCredit: 967.564.061 azioni ordinarie pari a 5,020% di possesso. 
  
 Fonte: sito web banca, dati aggiornati a oggi
  
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