State Street, niente nuove acquisizioni in Italia, sì in Europa

giovedì 10 giugno 2010 16:04
 

MILANO, 10 giugno (Reuters) - Con l'acquisizione delle attività di banca depositaria da Intesa Sanpaolo (ISP.MI: Quotazione), State Street (SST.N: Quotazione) si ritiene soddisfatta della propria posizione sul mercato italiano e non ha in programma nuove acquisizioni.

"Non facciamo acquisizioni per accrescere il numero dei clienti, ma per conquistare presenza in un nuovo mercato o per motivi di scala", ha detto il presidente e Ceo Jay Hooley in un incontro a Milano.

"Con l'acquisizione dello scorso mese, in Italia abbiamo ottenuto entrambi gli scopi. Mai dire mai, ma in questo mercato possiamo crescere e continuare a espanderci dalla nostra posizione attuale".

L'impegno sul mercato italiano è sottolineato dal neo AD del gruppo per l'Italia, Riccardo Lamanna, proveniente proprio dal gruppo Intesa. "E' un investimento di lungo termine, industriale e non finanziario, siamo impegnati a far crescere questo business e con esso il numero dei dipendenti", ha detto Lamanna.

Sul fronte europeo più in generale, le possibilità di nuove operazioni straordinarie rimane invece aperta. "Abbiamo una posizione forte dal punto di vista del capitale e operiamo in un mercato in fase di consolidamento, quindi sì, le acquisioni sono una parte importante del nostro futuro", ha detto Hooley.

Un altro executive della banca ha poi aggiunto che Spagna ed Europa orientale sono le più ovvie destinazioni delle attenzioni del gruppo.

Hooley si è detto ottimista sulla fase di crisi che l'Europa attraversa a causa della questione del debito sovrano.

"Penso che i governi europei abbiano dato mostra di essere determinati e ben posizionati per affrontare la crisi", ha affermato il Ceo. La banca si aspetta ancora qualche sussulto dei mercati a seguito della crisi dell'euro, ha poi detto il vice-presidente e responsabile per Europa e Asia Joe Antonellis, che vede però le cose in via di stabilizzazione. "Credo che la volatilità duri ancora qualche mese, il mondo guarda con preoccupazione alla crisi dell'euro", ha detto Antonellis. "Ma non dovremmo temere il rischio di una ricaduta recessiva, anche perché i dati sull'inflazione sono buoni e permettono alle banche centrali di lasciare liquidità in circolazione ancora a lungo".

Un rialzo del tassi entro la fine del 2010 sarebbe una grossa sorpresa, ha detto il vice-presidente, aggiungendo che "alcuni dei nostri modelli non ne contemplano il verificarsi fino al terzo trimestre 2011".