3 giugno 2010 / 12:58 / tra 7 anni

COMMENTO - Eurobond corporate sensibili a rischio sovrano

James Saft è un editorialista di Reuters e le opinioni che esprime sono personali

di James Saft

HUNTSVILLE, Alabama, 3 giugno (Reuters) - Gli emittenti corporate europei possono avere tutti i conti in ordine, ma questo fatto rischia di aiutarli poco se il merito di credito sovrano della zona continua a deteriorarsi.

Si calcola che i paesi europei abbiano bisogno l‘anno prossimo di indebitarsi per oltre 3.000 miliardi di euro... e questo crea la possibilità che i prenditori privati - banche o imprese che siano - non trovino più spazi sui mercati del debito esauriti dalle esigenze di emissione dei prenditori sovrani.

Il risultato sarebbe un aumento dei costi di finanziamento per le aziende, che a loro volta sarebbero meno propense a investire, assumere o incrementare la capacità di produttiva.

Per le banche europee, poi, in molto paesi dipendenti dal credito estero a breve più che dai depositi dei clienti, l‘accesso difficile al mercato potrebbe creare problemi di stabilità finanziaria.

"Deficit pubblici eccessivi e un rapporto debito/pil in aumento pongono un rischio di rialzo per i rendimenti sovrani e corporate nell'area dell'euro" si legge nel rapporto sulla stabilità finanziaria della Bce, uscito ieri (here).

Esiste tutta una serie di fattori che “ha il potenziale di rinforzare gli effetti di feedback negativo tra finanza ed economia reale con un impatto avverso per la crescita economica e la stabilità del sistema finanziario”, si legge.

Il mercato del debito pubblico è stato quello che ha consentito la sopravvivenza dei prenditori corporate della zona euro mentre le banche stringevano il credito, non solo facendo continuare il prestito bancario ma addirittura tenendo in piedi gli istituti.

Le società non bancarie europee hanno una leva alta ma possono consolarsi con utili che migliorano e, almeno ora, costi di finanziamento modesti grazie ai bassi tassi di interesse.

A fine 2009 le società della zona euro pagavano il 6,3% dei loro profitti per spesare gli interessi, un po’ meno della media di lungo periodo.

I livelli di debito sono invece elevati, con un rapporto debt-equity a un massimo decennale del 70% che lascia le imprese esposte a uno shock se i tassi risalissero in risposta a timori sul finanziamento degli stati.

Quanto alle banche, in Europa stanno anche peggio. Rispetto agli Usa sono in ritardo nel rafforzamento patrimoniale e nella svalutazione degli asset problematici ed è prevedibile che ci sarà una corsa ai fondi, dato che 800 miliardi di euro di prestiti a lungo devono essere rifinanziati entro il 2012.

Il mercato dei prestiti alle banche già soffre per colpa dei problemi sul debito sovrano, come mostrano le tensioni sull‘interbancario.

Anche chi, come molti, dubita che ci sia un problema di estromissione dei prenditori privati in un contesto economico che lavora molto sotto il normale, ammette che il rischio sovrano possa creare problemi ai privati.

Le banche, poi, possono patire non solo per il maggior costo di finanziamento ma anche per il deterioramento dell‘attivo. Nei loro portafogli ci sono molti titoli di debito pubblico della zona euro - in parte per incoraggiamento della Bce: e ritengo che uno dei motivi per cui la Grecia non ha potuto andare nemmeno in parziale default.... è proprio che avrebbe provocato problemi alle banche e non solo la fuga dagli sportelli greci.

“Il giorno in cui c’è stato l‘accordo sul pacchetto di aiuti, i titoli delle banche francesi sono saliti fino al +24%. Se ci si pensa si capisce che in realtà si stavano salvando le banche e i ricchi greci” ha detto al settimanale der Spiegel l‘ex presidente Bundesbank, Karl Otto Pohl.

Possono salire i premi al rischio di inflazione e provocare un aumento dei costi di finanziamento, ma se si è una Grecia sostenuta da una zona euro credibile ci si può passar sopra. Ma se il problema del debito pubblico incide sulla percezione del rischio di inflazione in tutta la zona euro, allora non sono solo greci o italiani che devono pagare soldi extra.

Molti dei rischi di cui parla la Bce sono - in vari gradi - tecnici, ma il vero rischio che corrono i prenditori della zona euro - e forse nei prossimi mesi anche quelli britannici - è di natura fondamentale.

L‘asterità europea deprimerà i consumi, gli investimenti e la crescita e l‘eurozona - o almeno un‘ampia parte della regione - rischia di trovarsi in recessione e questo colpirà le entrate societarie giustificando un aumento dei premi al rischio.

Se questo accadrà contemporaneamente a un rialzo dei tassi - o in una fase di crisi che coinvolga banche e sovrani - avremo davanti una crisi sistemica, non solo un colpo ad aziende e bondholder.

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