31 maggio 2010 / 13:17 / 7 anni fa

PORTAFOGLI - Crisi non spinge gestori Italia verso asset rifugio

* I fondamentali economici restano solidi

* La caduta dell'euro aiuta l'export dell'Unione monetaria

* La crisi del debito rallenta il drenaggio della liquidità

MILANO, 31 maggio (Reuters) - Le incertezze attuali, tra crisi del debito e conseguenti turbolenze sui mercati internazionali, non sembrano minare la fiducia nella ripresa dei gestori italiani, che continuano a preferire gli asset rischiosi come l'azionario a quelli rifugio, tra cui metalli preziosi.

E' questa l'opinione quasi unanime fra otto primari gestori italiani sentiti a maggio nel consueto sondaggio mensile di Reuters-Lipper.

"Non abbiamo modificato la nostra visione dei fondamentali", spiega Sergio Bertoncini di Amundi, ex Crédit Agricole. Riferendosi ai recenti cali sull'azionario, ha poi spiegato di non pensare "che questo movimento possa impattare sulle prospettive in misura sensibile".

La scelta di Amundi è stata piuttosto di cautelarsi dalla fase ribassista attraverso "leve come il cambio, ma senza intaccare l'allocazione fra le diverse asset class".

Non diversa l'opinione di Alesandro De Carli, responsabile dei fondi quantitativi di Eurizon, secondo cui, "al di là dei limiti normativi sull'acquisto di commodities per le Sgr italiane, anche alla luce degli ultimi sviluppi non saremmo comunque interessati a beni rifugio come metalli preziosi".

De Carli considera quella attuale piuttosto come una opportunità di crescita dell'equity, dato il livello delle quotazioni attuali.

"La nostra allocation non è cambiata, restiamo lunghi sull'equity perché riteniamo che la crescita sia in essere in base ai dati macro più recenti", osserva. "Soprattutto in America c'è un consolidamento della ripresa, gli utili crescono: oltre il 70% imprese ha battuto le stime nell'ultimo trimestre negli Usa. E le valutazioni, dopo l'ultima discesa, sono assolutamente interessanti".

A guidare l'opinione dei gestori sono dunque i segnali di vitalità delle imprese, più che le difficoltà finanziare di alcuni governi. Una situazione che entrambi ritengono destinata a non cambiare in prospettiva.

"L'idea è che la ripresa è in 'pipeline', su quello non abbiamo dubbi, soprattutto in Usa", conclude De Carli.

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