25 febbraio 2010 / 14:20 / 8 anni fa

Prysmian, fondi freddi su quota Goldman, occhi su Asia - fonti

MILANO, 25 febbraio (Reuters) - Il dossier della quota di Prysmian (PRY.MI) in mano a Goldman Sachs (GS.N) si trova su vari tavoli, ma sta raccogliendo poco interesse, soprattutto da parte degli operatori di private equity. Si potrebbe, invece, aprire la porta di family office e conglomerate, magari di origine asiatica.

E’ quanto riferiscono diverse fonti vicine alla vicenda.

La divisione di private equity di Goldman, che aveva realizzato il buyout dell‘ex Pirelli Cavi, mantiene una partecipazione del 16,804% del capitale, attraverso il veicolo lussemburghese Prysmian II Sarl.

Goldman, che ha accompagnato Prysmian a Piazza Affari, ha progressivamente ridotto la partecipazione, prima vendendo il 9,9% alla coreana Taihan Electric Wire (001440.KS), poi collocando sul mercato il 14,973%.

Numerosi osservatori pensano che la banca Usa intenda cedere la quota residua. Gli interrogativi sono: in che tempi, con quali modalità e, soprattutto, a chi.

TAIHAN HA COMPLICATO PIANI GOLDMAN

Una fonte finanziaria vicina al dossier, ribadendo quanto detto di recente, dice che Goldman non ha fretta di vendere e che l‘uscita definitiva dal capitale di Prysmian probabilmente avverrà “nel secondo semestre”.

Goldman non ha voluto commentare le indiscrezioni.

In un quadro, però, trasformato dalla mossa Taihan, prima vista come acquirente designato di Prysmian. La coreana ha dapprima risolto in contanti i contratti equity swap che aveva sul 18,3% di Prysmian e poi collocato un 9,9% del capitale.

“La mossa dei coreani è stata una sorpresa”, commenta un banker. “E’ stata una decisione non dettata da scelte strategiche, ma da esigenze finanziarie” (Taihan ha incassato 249 milioni di euro).

Goldman aveva come alternativa alla vendita ad un soggetto determinato “il collocamento sul mercato della quota”, per un banchiere. Ma Taihan ha bruciato questa strada e difficilmente, pronosticano le fonti, il mercato potrebbe assorbire altro capitale ad un prezzo interessante per il venditore.

PRIVATE EQUITY FREDDO

Se la way-out privilegiata fosse la cessione, tuttavia, per un banker “un deal di private equity è poco probabile... i numeri non girano, i multipli sono alti”.

Un fund manager che ha avuto modo di studiare il dossier ritiene che “il collocamento da parte di Taihan ha fornito un‘indicazione di prezzo, che mi pare caro”.

Prysmian oggi vale attorno a 12,6 euro (in discesa del 2% circa nel primo pomeriggio), pari a circa 2,28 miliardi di capitalizzazione: “Circa dieci volte gli utili e 6,8 volte l‘Ebitda attesi nel 2010”, dice un analista.

E aggiunge: “Chiaramente i fondi vorrebbero entrare a quotazioni più basse”. Ma Prysmian resta “un‘operazione ideale per il private equity”, perché può sopportare tranquillamente nuovo debito. A fine settembre, la posizione finanziaria netta era negativa per 629 milioni, ma la leva potrebbe arrivare a “tre volte l‘Ebitda atteso 2011 (500 milioni)”, 1,5 miliardi.

RIFLETTORI SU HOLDING, CONGLOMERATE ASIA

Data la difficoltà attuale di monetizzare gli investimenti di private equity e di reperimento di debito, Prysmian piuttosto che per i fondi chiusi è un target per family office, holding dotate di liquidità che puntano ad investimenti redditizi e di medio-lungo termine, dicono le fonti.

Il dossier era in effetti arrivato sul tavolo della famiglia Malacalza: come ha riferito una fonte vicina alla situazione il 12 febbraio scorso, tuttavia, gli industriali genovesi hanno abbandonato l‘iniziale interesse.

Ma altre famiglie starebbero valutando il dossier, sottolinea un banchiere.

Aperta anche la strada di un acquirente industriale: scartata, per ragioni antitrust, l‘ipotesi di un compratore ‘pesante’ come la francese Nexans (NEXS.PA), i potenziali corteggiatori non sono molti. “Penso a conglomerate industriali asiatiche, soprattutto indiane o coreane, che vogliono entrare nel settore per diversificare”, dice l‘analista.

“Non vedo industriali in grado di realizzare un deal di tali dimensioni” ribatte un banker, scettico anche sul fatto che il management che ha ben gestito l‘azienda “voglia trasformarsi nel boccone mangiato da chi ha fatto peggio”.

L‘AD Battista avrà voce in capitolo nei destini di Prysmian, in parte perché è azionista e ha realizzato il buyout al fianco di Goldman, dicono le fonti, ricordando che è riuscito ad attrarre gestori come Fidelity, Blackrock, Schroder, Standard Life e JP Morgan.

La prospettiva di cessione della quota Goldman costituisce “un cap sulle quotazioni”, sottolinea un analista, e potrebbe giocare a favore dei compratori. Prysmian, infatti, è tornata ai livelli del dicembre 2008, ma è ben distante dai massimi, toccati nel luglio 2007, di 21,4 euro.

Ai prezzi attuali, la quota di Goldman ha un controvalore di circa 384 milioni.

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