PORTAFOGLI - Timori spingono investitori su commodities fisiche

venerdì 12 febbraio 2010 17:56
 

GINEVRA, 12 febbraio (Reuters) - Gli investitori con ingenti disponibilità liquide comprano sempre più spesso rame, nichel e altre commodities fisiche per difendersi dall'inflazione degli asset cartacei, secondo il fund manager svizzero Ronald Wildmann.

Parlando a Reuters, Wildmann, che gestisce tre fondi a Zurigo per Basinvest, ha spiegato che comprare beni fisici industriali è "una specie di moda" tra i più ricchi, che vedono scarse prospettive sul mercato immobiliare e temono la svalutazione di attività più liquide.

"Tra banche centrali che aumentano l'offerta di moneta e goveni che ricorrono sempre più al debito, c'è da preoccuparsi per gli asset di carta", ha detto il fund manager. "Per un super-ricco, il peggio che può succedere è svegliarsi un mattino e scoprire che la liquidità non vale più nulla".

Basinvest ha circa 95 milioni di dollari in gestione in due fondi che trattano futures su metalli come nichel, platino, zinco e palladio, così come equity di società del comparto minerario come Rio Tinto (RIO.L: Quotazione) e Xstrata XTA.L. Dallo scorso giugno però ha lanciato anche un fondo per le commodities fisiche che ha attratto altri 20 milioni di dollari da privati ricchi di Svizzera e Liechtenstein, molti dei quali si sono spaventati di fronte al crollo di Lehman Brothers e agli scossoni sui mercati azionari.

Il BI Physical Commodity Fund investe per lo più in commodities che sono trattate sui London Metal Exchange e New York Mercantile Exchange. I beni acquistati sono fisicamente stoccati nei depositi del Lme o presso spedizionieri che operano su mandato dei mercati, secondo quanto emerge dal resoconto Basinvest sul fondo per il mese di gennaio, in cui il rendimento è stato negativo del 5,9%.

Negli otto mesi del 2009 che hanno seguito il lancio, il fondo ha invece reso il 36,7%. Per chi teme le incertezze sul valore della carta, il consiglio di Wildmann è "entrare nel mercato degli asset fisici, come oro, arte, diamanti o terreni agricoli. Ma anche metalli industriali". Il legame tra il prezzo delle commodities e i relativi costi di produzione, spiega gestore, offre una certa garanzia contro l'inflazione. "Il rame avrà sempre un prezzo e quel prezzo non sarà mai zero".

Basinvest è particolarmente ottimistica sui metalli, visto che la ripresa in Cina e in altri mercati provocherà una carenza di acciaio per le costruzioni, carbone e zinco, spingendo al rialzo le quotazioni dei materiali. I buoni fondamentali del rame lo rendono un'altra top pick per il fund manager, in parte per la penuria di nuovi progetti di esplorazione al di fuori della Repubblica democratica del Congo e della Mongolia.

Ma Wildmann è più cauto sull'oro, avendo il prezzo di gran lunga corso più forte dei costi di produzione a dispetto della reale utilità del metallo prezioso: "Non c'è alcuna utilità per l'oro oggi. Se pensi a un mondo senza oro, non cambia niente, ma un mondo senza rame o zinco non funziona più".

E' lo stesso ingresso di questi nuovi soggetti nel commercio delle commodities fisiche a modificare le dinamiche del mercato. "Un tempo la volatilità era tipicamente più alta nel mercato delle commodities che in quello azionario. Ma 10-20 anni fa, le commodities interessavano solo ai commercianti di materie prime. Ora tutto è cambiato significativamente", ha concluso Wildmann.