8 maggio 2014 / 16:13 / tra 3 anni

PUNTO 1-Intesa SP, a fondi esteri maggioranza assemblea, apre ad addio duale

* BlackRock chiede perseguimento obiettivi lungo termine

* Intesa ha sostenuto paese quando banche straniere scappavano

* Cifra 3,6 mln dovuta a Cucchiani non ancora liquidata (accorpa take, aggiunge contesto)

di Gianluca Semeraro

TORINO, 8 maggio (Reuters) - I fondi esteri hanno conquistato per la prima volta la maggioranza assoluta dell‘assemblea dei soci di Intesa Sanpaolo arrivando al 52% circa del capitale presente.

Secondo le risultanze assembleari, infatti, gli investitori istituzionali internazionali risultano al 31,5% del capitale. In assemblea era presente circa il 60% del capitale e quindi i fondi rappresentano circa il 52% ottenendo per la prima volta la maggioranza in assemblea. Una novità non di poco conto per una banca la cui governance si basa da tempo su un nocciolo duro di fondazioni azioniste che controlla complessivamente circa il 25% del capitale.

Proprio il presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli a fine marzo ha dichiarato, a proposito dell‘avanzata dei fondi esteri nelle banche italiane, che le fondazioni sono “disponibilissime a lasciare il campo gradualmente” pur ricordandone il ruolo importante che hanno avuto nelle fasi di aggregazione e ripatrimonializzazione del settore.

“Non ci preoccupa, sono dei buoni compagni di viaggio”, ha dichiarato il presidente di Fondazione Cariparo Antonio Finotti al termine dell‘assemblea.

La mappa dei soci vede una piccola limatura di Fondazione Cariparo (al 4,25% dal 4,51%). Invariate le altre quote sopra il 2%: Compagnia di San Paolo è il primo azionista con il 9,713%, seguita da BlackRock con il 5,004%, Fondazione Cariplo con il 4,94%, Ente Carifirenze con il 3,31%, Generali con il 2,629% e Fondazione Carisbo con il 2,02%.

Oltre a BlackRock, che ha conquistato la seconda posizione lo scorso febbraio, sono presenti nel capitale investitori internazionali del calibro di Norges Bank, Fidelity, Prudential , Vanguard, Legal & General, Templeton e Schroder.

Proprio BlackRock ha invitato la banca, in una lettera inviata qualche giorno fa, a perseguire obiettivi sostenibili di lungo termine. “Noi in qualità di investitori internazionali vogliamo che diate una buona redditività al nostro investimento ma teniamo molto che perseguiate obiettivi sostenibili di lungo termine tra i quali l‘innovazione nei sistemi tecnologici e lo sviluppo delle persone la cui professionalità è il cuore della sostenibilità della banca”, recita il testo della lettera di BlackRock riassunto in assemblea dal presidente del consiglio di gestione Gian Maria Gros-Pietro.

D‘ORA IN POI NO EQUITY E FINANZIAMENTI SULLA STESSA AZIENDA

Da più di un socio è stata sollevata l‘annosa questione della “banca di sistema” con riferimento in particolare a investimenti quali Alitalia o Telco che hanno prodotto delle perdite e che sembrano rispondere più a una logica di salvataggio di aziende strategiche per il paese che di opportunità economica.

Per Bazoli si tratta di “una formula mediatica” che ha sempre respinto e per il futuro la banca si ripromette di distinguere gli investimenti in equity da quelli di finanziamenti “in modo che non possa esserci il cumulo di questi due interventi in un‘azienda”.

Un ruolo di sostegno dell‘economia del paese è stato piuttosto svolto anche nelle fasi più acute della crisi con l‘acquisto di titoli di Stato, quando le banche straniere si sono invece tirate indietro, come ricordato dal Ceo Carlo Messina, oggi al suo debutto di fronte alla platea dei soci nella sua nuova veste di capo operativo.

“Quando le banche internazionali scappavano, noi eravamo lì. Questo significa essere vicini all‘Italia”, ha detto il banchiere. “Bisogna valutare questo quando si valuta l‘operatività di Intesa Sanpaolo in paragone a quella delle banche straniere che si riaffacciano ora sul nostro paese e si propongono come salvatori di situazioni o addirittura per ottenere mandati con clienti privati e pubblici. Noi c‘eravamo quando il paese aveva bisogno ed era in difficoltà”.

Messina ha poi difeso la bontà di alcune decisioni in merito alla rimodulazione di esposizioni verso grandi imprese. Sulla Carlo Tassara, ad esempio, “il discreto recupero del valori di borsa avvalora la bontà della decisione”, presa peraltro da tutte le banche creditrici e non soltanto da Intesa.

PRONTI A RITORNO GOVERNANCE TRADIZIONALE SE MEGLIO DI DUALE

Bazoli non ha escluso che tra due anni, quando terminerà il mandato degli attuali consigli di gestione e sorveglianza, si possa tornare alla governance tradizionale qualora fosse riscontrato che è migliore dell‘attuale sistema duale.

“Svolgeremo un‘indagine in modo molto accurato avvalendoci di opportune consulenze per essere pronti alla fine di questo mandato a procedere a un sistema di governance che possa essere migliorato rispetto a quello attuale”, ha spiegato.

Il sistema duale “siamo convinti abbia funzionato molto bene e ha dato molti vantaggi ma dobbiamo verificare se possa essere migliorato e per questo siamo disposti anche a tornare al sistema tradizionale”, ha concluso Bazoli.

E ai rilievi di alcuni soci sulla sua età avanzata, ha risposto ribadendo che non esiterebbe a passare la mano se riscontrasse difficoltà nell‘espletamento del suo mandato.

Non sono mancate domande di chiarimento sulla sostituzione dell‘ex Ceo Enrico Cucchiani, avvenuta lo scorso autunno a pochi mesi dalla sua riconferma nell‘assemblea dei soci dello scorso anno. Una decisione - ha spiegato Bazoli - dovuta alla necessità di “recuperare una migliore coesione e integrazione tra il capo dell‘esecutivo e il management”.

La scelta appare peraltro suffragata dai numeri: la capitalizzazione di Intesa Sanpaolo dalla nomina di Messina a oggi è salita da 25 a 40 miliardi posizionando la banca al quarto posto della zona euro prima di colossi del calibro di Deutsche Bank, Credit Agricole, SocGen e la stessa UniCredit.

In merito al trattamento economico di Cucchiani, la cifra di 3,6 milioni di euro dovuta in base agli accordi stipulati all‘atto della sua nomina nel 2011, non è stata ancora corrisposta e lo sarà in base alle disposizioni vigenti di Bankitalia, ha spiegato Bazoli.

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