13 dicembre 2013 / 13:32 / tra 4 anni

Versace, Ccmp e Fsi favoriti per short-list, per terzo posto gara aperta - fonti

di Massimo Gaia

MILANO, 13 dicembre (Reuters) - I favoriti per la composizione del terzetto di candidati all‘acquisizione del 20% del capitale di Versace sono Ccmp Capital e il Fondo Strategico Italiano (Fsi), mentre sul terzo nome è ancora gara aperta, con Ardian e Investcorp che appaiono in vantaggio.

E’ quanto dicono diverse fonti vicine alla situazione.

La short-list a tre è attesa a breve, entro Natale.

Ma, sottolinea una delle fonti, “la scadenza non è rigida, non è escluso che slitti oltre Natale”. L‘obiettivo, comunque, confermano le fonti, è chiudere il deal entro il primo trimestre dell‘anno prossimo.

SI CERCA PARTNER INTERNAZIONALE E NON INVASIVO

Valutazione e peso nella governance non sembrano essere elementi in grado di fare la differenza nella scelta tra i sette gruppi interessati.

A pesare saranno sicuramente le visioni strategiche e le valutazioni dell‘amministratore delegato, Gian Giacomo Ferraris, che gode della fiducia totale della famiglia.

Nella chiave della bontà dei rapporti con proprietà e top management spicca il nome di Ccmp, che può contare su un angolo privilegiato: Robert Singer, senior advisor del fondo, infatti, siede nel Cda di Versace. Ed è uno dei consiglieri più ascoltati da famiglia e management.

L‘operatore Usa, nato come spin-off di JP Morgan Partners , di cui continua a gestire il portafoglio, a detta di chi lo conosce bene, “ama mantenere un profilo basso”. Raccoglie fondi relativamente piccoli (l‘ultimo di 3 miliardi di dollari) ed è focalizzato su quattro settori: manifattura, consumer retail, healthcare, energia. Al suo vertice ha manager che provengono dall‘industria. Greg Brenneman, il presidente, è un ex Tpg che ha guidato il turnaround di Continental Airlines, mentre Richard Zannino, managing director, è stato in Liz Clairborne e Saks.

Diverso il profilo del Fsi. Il fondo guidato da Maurizio Tamagnini “vuole fortemente fare questa operazione”, spiega una fonte, perché considera il settore lusso/moda come strategico. E l‘aggressività dimostrata sinora dovrebbe portarlo nella short-list. Per una griffe che vuole fortemente essere internazionalizzata, però, nota una fonte, “avere nel capitale la Cdp, ovvero il governo, può essere difficile da spiegare all‘estero”. Aggiunge un‘altra fonte, “ci vuole qualcuno con contatti nel mondo ed esperienza nel settore”.

Ardian, l‘ex Axa Private Equity, sin qui ha mantenuto un profilo basso. Una fonte, però, nota che il managing director dell‘ufficio italiano, Nicolò Saidelli, “si è mosso molto bene sul piano delle relazioni con la famiglia”. Inoltre, Ardian può contare sulla potenza di fuoco garantita da Axa, che continua a co-investire nei deal.

Il fondo del Bahrein, Investcorp, secondo gli osservatori, difficilmente si impegna su un dossier se non vede la prospettiva di arrivare primo al traguardo. Vanta un know-how settoriale, ha le dimensioni giuste per affiancare con continuità il management e sul petto sfoggia la medaglia del turnaround di Gucci.

PERMIRA, CLESSIDRA, BLACKSTONE NELLE RETROVIE

Indietro nella corsa, secondo le fonti, gli investitori abituati a mettere mano alle aziende e con un profilo troppo ‘locale’.

Ferraris, secondo una delle fonti, “non vuole trovarsi al tavolo qualcuno che gli dice cosa deve fare”.

Da qui nascerebbe il ritardo nella corsa accumulato da Permira. L‘operatore di private equity può vantare un know-how nell‘industria del fashion che ha pochi eguali. Ma il lavoro svolto su Valentino, che ha ottenuto grandi risultati, non è in sintonia con quanto hanno in testa la famiglia Versace e Ferraris, spiegano due fonti.

“Famiglia e management devono trovare quel fondo che, pur perseguendo gli obiettivi di ritorno degli investimenti, si allinei agli obiettivi di Versace e proceda in armonia”, sintetizza una della fonti. “Donatella non ha bisogno di trovare qualcuno che le dica come si fa una collezione, è sbagliato provare a farlo. I creativi sono fragili. Ci vuole qualcuno che abbia la sensibilità di lavorare con pazienza, accompagnare l‘azienda nel percorso di crescita”.

Crescita soprattutto all‘estero, ovviamente. Da qui, secondo le fonti, la posizione nelle retrovie occupata da Clessidra. Il fondo guidato da Claudio Sposito, sebbene goda di una rete di relazioni invidiabile, “è troppo italiano”.

Versace vuole crescere ne mercati emergenti, Asia in particolare. Ma anche, forse soprattutto, negli Stati Uniti, paese chiave per la griffe della Medusa.

E la sponda a stelle e strisce sarebbe garantita da Ccmp e Blackstone. Quest‘ultimo, però, dicono le fonti, “è un colosso”. Versace rappresenterebbe “una briciola” nel mare delle partecipazioni del gruppo Usa. Famiglia e management, invece, cercherebbero qualcuno che, per così dire, li coccoli quotidianamente.

A detta di una delle fonti, non è escluso che la partecipazione di Blackstone alla gara per la casa italiana sia tattica, ovvero serva ad “acquisire know-how in un settore, il lusso, che è entrato di prepotenza nei must di tutti gli investitori”.

VALUTAZIONE NON E’ TEMA CHIAVE

Le sette offerte sul tavolo degli adviser Goldman Sachs e Banca Imi, aggiungono le fonti, sono sostanzialmente allineate in termini di valutazione della griffe della Medusa.

Gli 1,1 miliardi di euro messi sul piatto da Fsi non rappresentano l‘arma definitiva in grado di sbaragliare la concorrenza.

Anche perché, nota una delle fonti, si tratta di un‘operazione tutta in aumento di capitale e quindi “la famiglia non diventa più ricca”. Per questo “se valuti il 100% 1,1 miliardi invece di 1 miliardo, il 20% significa venti milioni in più, non molto”.

Il prezzo non sembra quindi essere il fattore in grado di fare la differenza tra gli interessati.

Neppure la way-out sarà un criterio di selezione. I sette in corsa, infatti, rivela una delle fonti, “hanno accettato le condizioni (imposte da Versace)”, ovvero non sono previste clausole put e drag along. Quest‘ultima, la cosiddetta ‘clausola di trascinamento’, consente a un azionista di imporre agli altri la vendita delle partecipazioni.

Trattandosi di un investimento di minoranza, l‘esclusione di clausole di tutela fotografa l‘appetito vorace che il lusso, in questo periodo, scatena nei potenziali compratori, come clamorosamente emerso dal successo dell‘Ipo di Moncler.

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