7 agosto 2012 / 08:58 / 5 anni fa

PUNTO 1-Mediobanca,sereno su Fonsai,non vedo vendette soci-Nagel a stampa

(aggiunge dichiarazioni Nagel, contesto)

MILANO, 7 agosto (Reuters) - L'AD di Mediobanca Alberto Nagel è "sereno" in merito all'inchiesta condotta dalla Procura di Milano su un presunto patto segreto con la famiglia Ligresti nell'ambito del progetto Unipol-Fonsai e non ritiene che da parte degli azionisti di Piazzetta Cuccia ci sia al momento il desiderio di consumare vendette nei suoi confronti.

Lo dice lo stesso Nagel in un colloquio con il giornalista di Repubblica Massimo Giannini.

"Io sono sereno e ho fiducia nei magistrati che sono persone serie. Non so se rischio qualcosa nell'assemblea dei soci di ottobre. Per ora non mi pare che ci sia il desiderio di consumare chissà quali vendette", dichiara Nagel.

In tema di vendette il riferimento è alla sostituzione di giugno alla guida delle Generali di Giovanni Perissinotto con Mario Greco, scelta proposta proprio da Nagel, insieme a un gruppo di soci privati tra cui Caltagirone, De Agostini e Leonardo Del Vecchio.

La motivazione ufficiale è stata la delusione per i risultati gestionali ottenuti da Perissinotto. E' facile tuttavia mettere in relazione la sfiducia all'ex AD triestino con il sospetto di aver sostenuto Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo, tramite i fondi Sator e Palladio, nella loro cordata alternativa a quella sostenuta da Mediobanca per il salvataggio di Fonsai.

"Quella di Arpe e Meneguzzo è una pura azione di disturbo", taglia corto Nagel. E su Perissinotto "la verità è semplice: è stato messo a riposo dopo tanti anni perché in Cda si è convenuto che i risultati della sua gestione non fossero performanti com'è giusto attendersi da un gruppo con il potenziale delle Generali", spiega poi il banchiere sottolineando che la valutazione "è stata condivisa da tutti" anche dall'imprenditore francese Vincent Bollorè.

HO AGITO CORRETTAMENTE, NOI INNOVATORI SISTEMA

Un confronto con gli azionisti sulla vicenda Fonsai molto probabilmente ci sarà. Secondo quanto infatti riferito a Reuters da una fonte vicina alla situazione Mediobanca potrebbe convocare un Cda nella prima settimana di settembre per un'informativa sulla vicenda Fonsai in cui Nagel è indagato per ostacolo all'attività di vigilanza.

"So solo - prosegue Nagel - che ho agito con assoluta correttezza e che in questa vicenda su Fonsai i veri innovatori siamo noi e restauratori sono altri. Noi vogliamo voltare pagina accompagnando fuori dalla scena i Ligresti".

La novità delle ultime settimane è il documento in cui Salvatore Ligresti chiede ampie garanzie economiche a fronte dell'operazione Premafin-Unipol, documento sottoscritto da Nagel "esclusivamente per presa conoscenza" e che non si è mai tradotto in un accordo con la famiglia dell'imprenditore siciliano, secondo quanto dichiarato dallo stesso AD in una nota nei giorni scorsi.

"Nessuna delle cose scritte su quei due fogli di carta si è verificata. I 45 milioni di cui si parla non sono affatto una buonauscita ma il corrispettivo della quota Premafin che Ligresti doveva cedere a Unipol", puntualizza Nagel a Repubblica.

Qualora fosse stabilito che invece si tratta di un accordo vero e proprio per una buonuscita ai Ligresti, potrebbero esserci conseguenze per l'intera operazione. L'esenzione dall'obbligo di Opa per Unipol su Premafin e Fonsai è stato concesso infatti da Consob a condizione che non fossero stipulati accordi per benefici economici alla famiglia Ligresti.

Nel colloquio con Giannini, Nagel difende l'operazione Unipol-Fonsai dalle accuse di aver procurato un danno ai piccoli azionisti della compagnia fiorentina e della sua controllata Milano Assicurazioni e di una ricapitalizzazione troppo diluitiva per Premafin.

"Danni ai piccoli azionisti? Ma di che parliamo? Faremo gli aumenti di capitale e l'inoptato ce lo prenderemo in carico noi e UniCredit - spiega il banchiere - come è giusto che sia".

"Poi è chiaro che io devo preoccuparmi di difendere il mio credito. Perché anche Mediobanca ha i suoi piccoli azionisti da tutelare! E poi che senso ha parlare di aumento di capitale 'diluitivo'? Tutte le ricapitalizzazioni lo sono per definizione", aggiunge.

COI LIGRESTI LEGAMI SCIOLTI DA TEMPO, C'E' GUERRA POTERE

Nagel poi tiene a sottolineare come Mediobanca non appoggi più i Ligresti da diverso tempo. "In verità i rubinetti si sono chiusi dal 2007", dice in merito all'accusa di aver continuato a finanziare la famiglia. "Noi Ligresti - prosegue - lo abbiamo messo alla porta con tanto di lettere ufficiali. E abbiamo cominciato a farlo già in quell'autunno del 2010 quando abbiamo capito che trattava con Bollorè e i francesi".

Il riferimento è alla trattativa con Groupama per l'ingresso in Premafin poi non andata a buon fine per l'obbligo di Opa richiesto da Consob.

Nagel non nega, tuttavia, che in Italia una vera e propria guerra di potere "dalla scomparsa di Vincenzo Maranghi in poi si è combattuta e si sta combattendo" e che questa guerra "ha camminato di pari passo con le evoluzioni della politica".

"Tra il 2009 e il 2010 c'è stato un tentativo chiaro da parte di un gruppo di azionisti e manager per acquisire una posizione di forza all'interno del circuito cha fa capo a Mediobanca", racconta Nagel.

Cesare Geronzi e Bolloré con il sostegno di Silvio Berlusconi "hanno cercato di entrare da padroni" nella galassia attraverso i Ligresti, in quel momento anche con l'accordo di Alessandro Profumo, all'epoca AD di UniCredit, e "nel silenzio delle autorità di vigilanza a quell'epoca assai compiacenti". Una ricostruzione su cui il banchiere non ha nulla da obiettare.

Nagel però respinge la tesi secondo cui dal 2011 Mediobanca abbia cercato di riacquisire la sua centralità con i vecchi metodi del capitalismo italiano e cioè patti di sindacato, accordi segreti, partecipazioni incrociate.

"E' successo l'esatto contrario - dice il banchiere - e il punto di svolta è il momento in cui siamo riusciti a mettere fuori gioco Geronzi. Per la prima volta noi manager, Renato Pagliaro e io abbiamo ristabilito il primato dell'autonomia e dell'indipendenza. Siamo noi che abbiamo fatto saltare gli equilibri del Salotto Buono".

E a riprova di questo Nagel elenca alcune decisioni prese in questi anni, dai "tre passi indietro" in Rcs alla riforma della governance di Piazzetta Cuccia con i limiti di età a 65 anni.

(Gianluca Semeraro)

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