Private equity Italia, bene investimenti in 2011, ma raccolta scende

lunedì 19 marzo 2012 16:36
 

MILANO, 19 marzo (Reuters) - L'industria italiana del private equity nel 2011 ha registrato un progresso degli investimenti e un balzo dei disinvestimenti, ma la flessione della raccolta fa pensare che l'uscita dal tunnel imboccato con la crisi economico-finanziaria degli ultimi anni non sia ancora definitiva.

Il quadro emerge dai dati annuali sul settore, presentati in occasione del convegno annuale dell'Aifi (associazione italiana del private equity e venture capital).

Dalla ricerca, condotta dall'Aifi in collaborazione con PwC - Transaction Services, si evince che, l'anno scorso, le risorse investite sono salite del 45,6%, a 3,583 miliardi di euro. Il numero di operazioni è cresciuto del 12%, arrivando a quota 326.

Guardando alla tipologia degli investimenti, la parte del leone in termini di controvalore, come di consueto, l'hanno svolta i buyout (2,261 miliardi), ma a livello di numero di deal prevalgono early stage (106) ed expansion (139).

Le risorse disinvestite sono balzate del 225,5%, a 3,180 miliardi, un dato trainato dalle cosiddette trade sales, ovvero le cessioni a soggetti industriali, che hanno rappresentato il 44% in termini di numero e il 64% dell'ammontare. Francesco Giordano, partner PwC Transaction Services, ha evidenziato che per quest'anno ci si aspetta che "una graduale normalizzazione dei mercati finanziari possa creare le condizioni per una ripresa degli investimenti".

La nota dolente è rappresentata dalla raccolta, scesa del 52%, a 1,049 miliardi. Giampio Bracchi, presidente Aifi, ha sottolineato che il rallentamento della raccolta è conseguenza soprattutto "dell'incertezza dei grandi investitori esteri e della scarsa liquidità da poter destinare a favore di nuove sottoscrizioni".

Al 31 dicembre scorso - ha spiegato, nel corso del convegno, Anna Gervasoni, direttore generale Aifi - "il portafoglio complessivo degli operatori monitorati in Italia risultava composto da 1.304 investimenti attivi, distribuiti su 1.136 società (85 miliardi di fatturato), per un controvalore delle partecipazioni detenute, valutate al costo d'acquisto, pari a 20,1 miliardi di euro. Le risorse disponibili per investimenti, al netto delle disponibilità degli operatori paneuropei e captive, ammontavano a 5,9 miliardi".

Gervasoni ha affermato che, dopo due anni molto pesanti, l'anno scorso "l'Irr (indicatore di redditività degli investimenti) è tornato a crescere", senza fornire un'indicazione numerica.

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