December 6, 2013 / 3:57 PM / 4 years ago

Mps, Fondazione pronta a far slittare aumento, non rinegozia debito

6 IN. DI LETTURA

* Fondazione deve depositare le azioni entro il 13 dicembre per assemblea del 27

* Quattro delle 12 banche creditrici di Fondazione sono anche nel consorzio per l'aumento

* Se il titolo scende sotto 0,12 il 33,5% di Mps di Fondazione va alle banche

di Stefano Bernabei e Paola Arosio

ROMA/MILANO, 6 dicembre (Reuters) - Fondazione Montepaschi, primo azionista con il 33,5% di Mps non sta rinegoziando il debito da 339 milioni che ha con le banche, ma ha detto loro di essere orientata a far slittare l'aumento oltre gennaio se non avrà trovato un compratore prima dell'assemblea.

Lo hanno detto a Reuters diverse fonti che hanno diretta conoscenza di questo dossier dopo che nei giorni scorsi sulla stampa si era ipotizzato che Palazzo Sansedoni avesse dato un mandato a un legale per tentare la rinegoziazione con i creditori. Nessun commento dalla Fondazione.

"Fondazione sarebbe anche favorevole all'aumento di capitale per la banca ma vorrebbe chiaramente avere il tempo per fare le sue cose [cioè riuscire a vendere le sue azioni Mps per pagare i creditori]. Se non ci riesce penso che sia inevitabile che usi il veto in assemblea, se avrà ancora la possibilità di farlo", ha detto una prima fonte, riferendosi al fatto che se il titolo scende sotto 0,12 euro, le sue azioni Mps verranno escusse dalle banche.

"Hanno detto che sono orientati a votare contro, sperano in condizioni esterne più favorevoli nei mesi successivi" rispetto al lancio dell'operazione a gennaio, ha confermato una seconda fonte mentre una terza fonte osserva che "Fondazione ha sempre detto che valuta anche la possibilità di far rinviare l'aumento".

La banca, al contrario, ha fretta di lanciare l'aumento a gennaio sia perché gli advisor hanno individuato nell'inizio dell'anno la finestra più favorevole, sia perchè l'impegno di pre-underwriting per tutti i 3 miliardi da parte del consorzio scade a fine gennaio.

Queste e altre fonti interpellate, escludono che Palazzo Sansedoni abbia chiesto di rinegoziare il suo debito con le 12 banche creditrici. Mentre sembra esistere qualche malumore per il fatto che quattro della dozzina di creditori della Fondazione sono anche tra le banche che garantiscono Mps nel consorzio per l'aumento.

"Non c'è alcun dialogo aperto tra Fondazione e banche creditrici per la rinegoziazione del debito. Se poi le banche tra di loro stanno litigando per il fatto che qualcuno è anche nel consorzio di collocamento, questo non lo so", dice una prima fonte.

"Non è che siamo arrabbiati. E' che a tutte le banche sarebbe piaciuto prendere le fee dell'aumento ma alcune non hanno potuto per temi di compliance interna", dice una terza fonte vicina a una delle banche.

"C'è anche chi dice che non è vero che sia conflitto di interesse perchè se l'aumento va a buon fine la Fondazione ha una partecipazione in una banca che vale di più", aggiunge.

Il problema per la Fondazione è che il tempo è poco, circa due settimane di qui all'assemblea straordinaria del 27 dicembre sull'aumento, e il titolo sta pericolosamente scendendo.

Alle 16.00 Mps perde il 3% a 0,1629 e se arrivasse a 0,12 le banche creditrici della Fondazione entrerebbero in possesso di tutte le sue azioni Mps, messe a garanzia del prestito.

Il titolo della terza banca italiana ha perso circa il 12% questa settimana con i trader che citano proprio l'incertezza riguardo alle mosse della Fondazione e le prospettive dell'aumento.

Doveva Vendere Prima

"Più volte avevamo detto a Fondazione di vendere prima, quando il titolo non era sotto stress", ricorda uno dei rappresentanti dei creditori.

Fondazione ha infatti un accordo con le banche creditrici a cui deve 339 milioni di euro che prevede che se il debito residuo vale più del 70% del controvalore della sua partecipazione in Mps, il debito va in default e le banche escutono il 33,5% di azioni che hanno in pegno. Questo rapporto corrisponde a un prezzo di Mps 'di default' a 0,12 euro.

Una fonte autorevole di una delle banche creditrici, ha però detto a Reuters che "servirebbe chiarezza da parte delle banche che ora siedono contemporaneamente sia al tavolo dei creditori sia nel consorzio per l'aumento di Mps".

Tra le banche che partecipano al consorzio, ce ne sono quattro, Mediobanca, Jp Morgan, Barclays e Goldman Sachs che sono anche tra le 12 banche creditrici della Fondazione. Le altre sono Unicredit, Intesa SP, Natixis, Credit Suisse, Deutsche Bank, Rbs, Credit Agricole e Bnp Paribas.

Stesse Banche E Interessi Contrapposti

Se in vista dell'aumento, che sarà fortemente diluitivo e a sconto sul prezzo attuale, il titolo scendesse sotto la soglia di default, in assemblea si ritroverebbero azioniste le banche creditrici della Fondazione, alcune delle quali voterebbero per un aumento di cui sono garanti nel consorzio. Un groviglio piuttosto raro.

L'accordo con le banche creditrici prevede che se Mps non darà dividendi 2013 e 2014, la prossima rata da pagare è entro il 2015 di circa 60 milioni. Il debito scade al 2017, con possibile proroga al 2018 maggiorando di 100 punti base l'interesse oggi pari a Euribor + 525 punti.

Ogni anno questo debito costa a Fondazione circa 21 milioni di interessi e l'ente non ha altre fonti di reddito per pagarli che non le azioni Mps che deve vendere.

Fondazione ha negato lo scorso 4 dicembre di aver già ceduto azioni Mps, affermando di avere ancora il 33,5% e ha ribadito che si riserva di esprimersi sull'aumento una volta fatte le valutazioni opportune. La prossima convocazione della Deputazione amministratrice di Palazzo Sansedoni è il 17 dicembre, salvo convocazioni straordinarie.

Entro venerdì prossimo, 13 dicembre, Fondazione Mps dovrà depositare le azioni per partecipare all'assemblea. Qualora depositasse il suo 33,5% venerdì prossimo e poi trovasse nei giorni successivi un compratore, manterrebbe i diritti di voto per l'assemblea e, ragionevolemente, se ha venduto non a investitori diffusi, può accordarsi con il compratore per il comportamento da tenere in assemblea.

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