Bnp Paribas sovrappesa borse europee, emergenti in vista 2014

giovedì 5 dicembre 2013 13:03
 

MILANO, 4 dicembre (Reuters) - Nel 2014 bisognerà essere esposti alle asset class che più beneficeranno del miglioramento del ciclo, cioè azionario e obbligazioni dei paesi emergenti e societarie ad alto rendimento. Tanto più che le politiche monetarie resteranno, di fondo, accomodanti.

Parola di William De Vijlder, vice chairman di Bnp Paribas Investment Partners che, in vista dell'anno nuovo, sovrappesa le borse europee, dove le valutazioni sono ancora attraenti, e quelle emergenti.

"Le banche centrali e gli investitori saranno sempre più preoccupati delle potenziali inattese conseguenze di politiche monetarie molto espansive", premette De Vijlder, che è anche strategist globale ed economista. "Nel frattempo la caccia al rendimento proseguirà nel 2014, avvantaggiando i bond emergenti e high-yield; per quanto riguarda le azioni tutto dipenderà dalla crescita degli utili che dovrebbe accelerare".

Per De Vijlder l'inizio del tanto temuto "tapering", il graduale riassorbimento dello stimolo monetario Usa attraverso una riduzione degli acquisti sul secondario da parte della Federal Reserve, dovrebbe comunque aver un impatto inferiore rispetto a quando la prospettiva è stata ventilata per la prima volta lo scorso maggio.

"L'inizio della normalizzazione della politica monetaria Usa verrà seguita dalla fine del quantitative easing e da un rialzo dei tassi a fine 2015", ha detto De Vijlder. "Questo renderà più difficile un re-rating del multiplo prezzo/utili e quindi i ritorni sull'azionario saranno guidati dagli utili".

Con una crescita degli utili prevista del 10% in Europa, De Vijlder stima un identico apprezzamento dell'Eurostoxx 50 (o MSCI Europe) l'anno prossimo, mentre lo Standard & Poor's 500 crescerà del 6%.

Sul mercato dei cambi, il cross euro/dollaro è visto a 1,20 nel 2014 mentre lo scenario di bassa crescita non rende attraenti le materie prime.

"L'euro cederà terreno sulla base dei differenziali di crescita e di politica monetaria fra Europa e Stati Uniti", ha spiegato.

Fra i principali fattori di rischio, l'economista sottolinea quello di una crescita Usa inaspettatamente robusta e le ricadute della cosiddetta "asset quality review". L'operazione di verifica, condotta dalla Banca centrale europea sul sistema bancario della zona euro, infatti, "potrebbe condurre all'allargamento degli spread in alcuni paesi", ha avvertito.

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