22 novembre 2013 / 14:44 / tra 4 anni

RPT-Telecom, fondi visti in ordine sparso su voto revoca cda

(Precisa riferimento a consulente a paragrafo 5)

* Chance di azzeramento del consiglio sembrano basse

* Appare difficile che BlackRock voti a favore revoca

* Deposito lista comitato dei gestori lunedì, fino a 7 i candidati

MILANO, 22 novembre (Reuters) - Si preannuncia tutt‘altro che scontato l‘esito del voto sulla revoca del consiglio di amministrazione in carica di Telecom Italia, proposta dal socio Findim.

Lo scenario più verosimile, al momento, è che i fondi di investimento si presentino in ordine sparso: per gli esteri si aspettano innanzitutto le indicazioni dei proxy adviser internazionali, mentre la storia passata insegna che i fondi italiani non prendono posizione su questioni diverse dal voto delle proprie liste per il rinnovo degli organi societari.

“Non credo che i fondi - che sono il 22% del capitale, circa il 50% dei voti senza Findim (con Findim il 27%, cioè oltre il 50% dei voti) - andranno tutti compatti su questo punto”, dice a Reuters Sergio Carbonara, fondatore del proxy advisor Fortis Governance riferendosi alle percentuali dell’ ultima assemblea.

“Le chance di una revoca sono basse, ci vogliono delle motivazioni molto molto forti”, ha aggiunto.

“Dipenderà anche da chi presenterà la lista e dalla loro formazione: da lì si capiscono le strategie”, sottolinea un consulente in ambito corporate governance che non esclude che anche Findim, azionista con il 5%, possa depositare una propria lista nonostante le dichiarazioni in senso contrario. Fossati ha infatti detto che, in caso di nomina di un nuovo cda, voterà la lista presentata dai gestori.

Ad oggi appare anche irrituale che i proxy adviser internazionali, i cui report dovrebbero iniziare a circolare a inizio dicembre, consiglino di assumere una posizione così drastica in un contesto come quello italiano. L‘unico precedente in Italia di revoca di un board è quello dell‘assemblea Salini-Impregilo, in occasione della quale i proxy advisor raccomandarono di votare contro la revoca.

“C‘è un rinnovo fra pochi mesi, quindi un investitore potrebbe anche scegliere di aspettare la scadenza naturale del consiglio”, fa notare ancora il consulente.

Arturo Albano, numero uno di Talete Corporate Governance Consulting vede “difficile che gli istituzionali votino a favore di una revoca in assenza di un progetto industriale alternativo concreto che avrebbe dovuto essere quello di (Marco) Fossati”, osserva, riferendosi al numero uno della Findim.

La situazione resta fluida ma non pochi dubitano che un istituzionale di peso come BlackRock - che il mese scorso ha incrementato la propria partecipazione al 5% e, secondo la stampa, ha acquistato 200 milioni del convertendo Telecom - si schieri contro l‘attuale management.

AL LAVORO SULLE LISTE

Fatto sta che sia Telco, titolare del 22,4% di Telecom, che i fondi non vogliono farsi trovare impreparati nel caso l‘assemblea del 20 dicembre sia chiamata a nominare un nuovo consiglio. In vista del 25 novembre, termine per il deposito delle liste presentate dai soci, oggi è atteso un cda di Telco per la messa a punto di una rosa di candidati. Il comitato dei gestori, espressione dei fondi italiani ed esteri che vi aderiscono, è al lavoro per la definizione di una lista che verrà depositata lunedì e potrebbe contenere fino ad un massimo di sette nomi.

Ma, secondo una fonte del mondo del risparmio gestito, non è detto che quegli stessi gestori, che in queste ore stanno lavorando alla definizione di una lista di minoranza, abbiano deciso di pronunciarsi a favore di un azzeramento del consiglio.

Scommettendo che il numero di consiglieri sia confermato a 15, i gestori, nel caso di decadimento del cda vogliono poter insediare nell‘organo il maggior numero possibile di candidati nel rispetto della propria prerogativa, che è quella di presentare solo liste di minoranza. D‘altra parte, all‘indomani dell‘operazione con Telefonica il presidente del comitato di corporate governance di Assogestioni e il coordinatore del comitato dei gestori avevaNO scritto al management di Telecom manifestando l‘auspicio che venissero rafforzati “i presidi di indipendenza a tutela dell‘interesse dell‘intera compagine azionaria e del mercato”.

Telco infine potrebbe, da un lato, presentare un lista di minoranza; dall‘altra giocare d‘anticipo, facendo dimettere i propri consiglieri. In assemblea si procederebbe a questo punto al rinnovo anticipato del board per il prossimo triennio.

“Con le dimissioni si darebbe vita ad un cda più indipendente da Telefonica e in linea con le richieste di Fossati”, sottolinea Carbonara. Una mossa che ammorbidirebbe le accuse di conflitto di interesse per un supposto controllo di Telecom da parte di Telefonica attraverso Telco sui cui la Consob ha avviato un‘ispezione.

Quanto all‘ipotesi che Telco presenti una lista di minoranza, anche in questo caso, se la lista del comitato dei gestori prendesse la maggioranza dei voti, Telco riuscirebbe ad avere 8 consiglieri su 15. In base allo Statuto Telecom, infatti, chi prende la maggioranza ha diritto a 4/5 dei posti del board, nel caso di un cda a 15 quindi 12 rappresentanti. Con una lista dei gestori con soli sette nomi, e tre posti assegnati a Telco, gli altri cinque verrebbero eletti direttamente in assemblea; i fondi, non avendo delega in tal senso, non potrebbero pronunciarsi lasciando alla fine campo libero ai candidati proposti da Telco.

“Telco potrebbe decidere di presentare una lista di minoranza sia nel caso che la revoca passi sia che non passi confidando nella elezioni dirette in assemblea”, conclude Albano.

(Maria Pia Quaglia)

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