Marzotto, chiusa inchiesta evasione fiscale, 13 verso richiesta giudizio

mercoledì 3 aprile 2013 15:39
 

MILANO, 3 aprile (Reuters) - La procura di Milano ha chiuso l'inchiesta con l'ipotesi di reato di omessa dichiarazione dei redditi nei confronti di 13 persone, fra membri della famiglia Marzotto e amministratori del Gruppo, per una contestazione di imposte evase di circa 72 milioni di euro di Ires per il 2007.

Lo hanno riferito fonti legali e investigative, aggiungendo che fra ieri e oggi i militari del Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano hanno notificato l'atto di chiusura indagini a 12 dei 13 indagati, visto che l'olandese Bart Zech, amministratore di diritto del gruppo Marzotto dal 2007, è stato dichiarato irreperibile dal gip nel febbraio scorso.

L'avviso di chiusura indagini è l'atto prodromico che di norma conduce alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura. Per i prossimi 20 giorni gli indagati potranno presentare memorie, chiedere nuovi atti di indagine o farsi interrogare per far cambiare idea ai pm.

L'inchiesta, nel novembre 2012, ha condotto al sequestro di partecipazioni societarie, terreni e immobili - fra cui una villa a Trissino di 50 stanze e una a Cortina D'Ampezzo - per un valore attorno ai 65 milioni di euro. Gli indagati avevano fatto ricorso al Tribunale del Riesame senza però poi dare corso alla istanza di dissequestro.

Fonti legali e investigative hanno aggiunto che in questi mesi è in corso una trattativa fra gli indagati e l'Agenzia delle Entrate per arrivare a una transazione economica.

Fra le 12 persone che hanno ricevuto l'atto di chiusura indagini ci sono Vittorio, Matteo, Diamante, Margherita, Maria Rosaria e Cristiana Marzotto, Andrea, Isabella e Rosanna Donà Dalle Rose, Pierre Kladny, Massimo Caputi e Ferdinando Businaro.

Per tutti - Vittorio Marzotto e Bart Zech come amministratori, Pierre Kladny come presidente del cda, gli altri come soci e amministratori di fatto - l'accusa è di non aver presentato la obbligatoria dichiarazione dei redditi per il 2007 della società International Capital Growth - che gli inquirenti ritengono solo apparentemente lussemburghese ma di fatto gestita a Milano - che il 16 maggio 2007 aveva venduto il 29,9% della Valentino Fashion Group al fondo Permira al prezzo di oltre 782 milioni di euro con una plusvalenza di più di 218 milioni e "con una imposta evasa pari a 71.953.920 euro a titolo di Ires".

Tutti gli indagati, attraverso i difensori, avevano respinto ogni addebito, precisando che le plusvalenze erano state "puntualmente dichiarate, assoggettate a tassazione e rimaste" nella Ue e, in particolare "per la massima parte proprio in Italia".

(Emilio Parodi)   Continua...