15 febbraio 2013 / 15:08 / 5 anni fa

Buyout, Valvitalia ai nastri, in corsa strategici e fondi - fonte

di Massimo Gaia

MILANO, 15 febbraio (Reuters) - Gli information memorandum finalizzati al passaggio di mano di Valvitalia partiranno tra la fine del mese in corso e l‘inizio di marzo.

E’ quanto dice una fonte vicina al processo, aggiungendo che si tratta di un‘asta, aperta ad aziende industriali e operatori di private equity.

“Ci sarà un processo competitivo, aperto a strategici e finanziari”, spiega la fonte, aggiungendo che la vendita riguarda il 100% del capitale.

L‘attuale azionariato del gruppo attivo nel campo della progettazione, produzione e fornitura di apparecchiature e componenti destinati all‘industria petrolifera, dell‘acqua e del gas naturale, nonché a quella petrolchimica e della produzione di energia elettrica, vede gli operatori di private equity Synergo, Igi e Chequers al 53,84% e Salvatore Ruggeri, fondatore e presidente, al 42,77%, mentre la quota restante è in mano al management.

Nel 2012, il fondo francese Astorg era stato vicino a rilevare le partecipazioni degli investitori finanziari, ma le perplessità di Ruggeri avevano fatto naufragare l‘operazione. Ora, però, l‘imprenditore del gruppo di Rivanazzano (Pavia) pare determinato ad andare fino in fondo.

La fonte parla di “interesse sostenuto” per il produttore di valvole e sottolinea che “l‘asset ha una storia ed è stato guardato a lungo dai potenziali investitori”.

Valvitalia, affiancata da Citi nel ruolo di advisor, arriva sul mercato in un momento positivo: il 2012, secondo la fonte, ha visto un Ebitda di circa 50 milioni di euro, in crescita rispetto all‘anno scorso, con una marginalità di tutto rispetto sui ricavi, situati da indiscrezioni stampa attorno a 360 milioni. E, stante la carenza di asset appetibili, in particolare nel settore energy, è probabile che saranno diversi i soggetti in corsa.

I multipli dipenderanno dalla “tensione competitiva”, dice la fonte, ma è presumibile che l‘enterprise value si attesterà in area 500 milioni di euro.

Tra i potenziali compratori, nelle settimane scorse sono circolati, tra gli strategici, i nomi dei gruppi americani Cameron International, Flowserve, Tyco International e Circor International.

Un quotidiano, in passato, aveva ipotizzato che le società Usa avrebbero incontrato difficoltà per via dell‘esposizione di Valvitalia all‘Iran, paese colpito da embargo per via dei programmi nucleari. Ma la fonte precisa che il gruppo lombardo non sta più acquisendo ordini da Teheran e si limita a gestire i contratti in essere. Insomma, l‘Iran “ha un peso marginale”, che diverrà pari a zero nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda i potenziali acquirenti finanziari, l‘info-memo dovrebbe finire sul tavolo degli operatori di private equity specializzati nel settore energy, come First Reserve (a cui fa capo il 45% di Ansaldo Energia) e Quercus Investment Partners.

In corsa, ovviamente, i player italiani. Clessidra, secondo diverse fonti, sta valutando da tempo il dossier Valvitalia.

Ma la società pavese è probabile che sia nel mirino anche dei big internazionali del private equity, compresi quelli che non realizzano buyout in Italia da diversi anni. Da due analisi recenti è emerso che l‘energy è uno dei settori giudicati maggiormente interessanti dagli operatori di private equity esteri.

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