February 29, 2012 / 4:23 PM / 5 years ago

UniCredit, successore Rampl non prima metà marzo, sarà italiano-fonti

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di Paola Arosio e Gianluca Semeraro

MILANO, 29 febbraio (Reuters) - La scelta del successore di Dieter Rampl alla guida di UniCredit dovrebbe concretizzarsi, salvo accelerazioni improvvise, non prima di metà marzo e con ogni probabilità sarà un italiano a prendere il posto del banchiere tedesco che ieri ha ritirato la propria disponibilità per un nuovo mandato.

E' quanto dicono alcune fonti vicine alla situazione, senza però sbilanciarsi sul nome del probabile successore.

"Metà marzo è il momento giusto", dice una delle fonti che sul profilo del successore indica un compendio tra la necessità di un profilo internazionale e il fatto che UniCredit "è pur sempre una banca italiana".

"All'80% sarà un italiano", prosegue la fonte. Le fa eco una seconda fonte che dice che "si va verso una presidenza italiana".

Il pallino del gioco è saldamente nelle mani delle fondazioni azioniste che, nonostante la diluizione al 12%, seguita all'aumento di capitale da 7,5 miliardi chiuso a gennaio, vogliono contare nella governance della banca anche più di quanto non sia accaduto finora.

Al loro 12% si aggiunge peraltro il 3% nelle mani di imprenditori italiani quali Francesco Gaetano Caltagirone, Diego Della Valle e Leonardo Del Vecchio, dice la seconda fonte.

"Aabar sul tema Rampl ha invece un atteggiamento neutro, per loro è importante che resti l'AD Federico Ghizzoni" sulla cui conferma nessuno avanza dubbi, spiega la prima fonte. La seconda fa notare poi che i fondi Usa Capital Research and Management e Blackrock, che mettono insieme circa un 6% della banca, non sembrano occuparsi di governance ma sono interessati solo a un ritorno sul loro investimento.

Rampl era entrato in UniCredit con l'acquisizione di Hvb nel 2005 anche in virtù di patti parasociali che assegnavano la presidenza della banca a un tedesco.

Nel frattempo i patti sono scaduti e la presenza dei tedeschi nell'azionariato UniCredit si è notevolmente assottigliata né hanno partecipato all'ultimo aumento di capitale (a parte Allianz, che ha mantenuto la sua quota invariata) come invece hanno fatto, seppur in ordine sparso e con modalità differenti, le fondazioni italiane, fa notare la prima fonte.

Il toto nomi già impazza e non è escluso che - come spesso accade in questi casi - i primi nominativi usciti siano destinati a fare da specchio per le allodole per distrarre dalle ipotesi realmente allo studio. Al momento non ci sono conferme sul fatto che i nomi citati siano stati contattati.

Lorenzo Bini Smaghi è il nome più rispondente, tra quelli usciti sulla stampa, se si cerca un italiano "con un passaporto globale", spiega la seconda fonte.

I banchieri centrali tuttavia sono tenuti a rispettare un black period prima di assumere incarichi nei singoli istituti, vincolo che vale dunque sia per Bini Smaghi sia per Fabrizio Saccomanni, oggi direttore generale di Bankitalia, altro nome indicato dalla stampa.

Gian Maria Gros-Pietro - secondo la fonte - sarebbe invece il nome giusto per mantenere una presa sui territori. Torna anche l'ipotesi Fabrizio Palenzona, oggi vice presidente, già riferita da alcune fonti a Reuters la scorsa settimana. Palenzona aveva smentito in una nota la sua disponibilità e anche oggi una fonte dichiara che "si è chiamato fuori e non ci ripensa".

Palenzona secondo alcuni osservatori preferirebbe mantenere il suo ruolo in Mediobanca.

Addio Rampl Apre Interrogativi Su Strategie Banca

Con l'uscita di scena di Rampl si chiude di fatto il ciclo avviato con l'acquisizione di Hvb con cui UniCredit aveva conquistato a pieno titolo lo status di banca internazionale.

Il protagonista della grande cavalcata che aveva portato l'ex bin a essere uno dei primi istituti europei era stato Alessandro Profumo, dimessosi nel 2010 proprio a seguito di attriti con il mondo delle fondazioni che mal digerivano la sua pretesa di autonomia assoluta nella gestione della banca.

Sarà anche un caso ma nelle scorse settimane sono circolati rumors di cessione di Hvb, poi seccamente smentiti dalla banca che a novembre ha presentato un piano industriale imperniato anche sulla presenza in Germania.

Una fonte vicina alla situazione conferma poi che è allo studio un progetto di creazione di una sub-holding sotto il cui ombrello mettere gli asset italiani, progetto però ancora nelle fasi preliminari. Altre fanno notare che tale progetto circola da più di un anno e avrebbe costi fiscali elevati e quindi non appare facilmente praticabile.

L'ipotesi di una sub-holding per l'Italia, laddove si concretizzasse, "sarebbe da valutare positivamente se però non diventa un carrozzone che porta altri costi", spiega Massimo Masi, segretario generale della Uilca, interpellato sul tema.

E sulla decisione di Rampl di non ricandidarsi, Masi si augura che "le fondazioni abbiano ponderato bene". "UniCredit è una banca transnazionale. E' vero che l'aumento di capitale ha avuto un gran successo sul lato retail ma anche investitori istituzionali internazionali hanno scommesso sulla banca e spero che questa novità non sia per loro fattore di preoccupazione", aggiunge.

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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