28 febbraio 2012 / 08:54 / 5 anni fa

PORTAFOGLI - Btp, tentazione scadenze oltre 5 anni, freno volatilità

* In alcuni casi attive strategie "barbell" con posizioni su brevi e lunghi

* Alcuni optano per corporate bond piuttosto che allungare scadenze Btp

MILANO, 28 febbraio (Reuters) - Dopo la rapida erosione dei rendimenti sulla parte breve della curva italiana dei Btp, non sono pochi i gestori che si sono fatti tentare dai ritorni più ricchi offerti dalla scadenze medio-lunghe, aspettando la seconda maxi iniezione di fondi Bce a tre anni.

E' quanto emerge dall'ultimo sondaggio di asset allocation condotto da Reuters questo mese fra le principali società di investimento della Penisola: sei dei quattordici partecipanti hanno infatti dichiarato esplicitamente di aver allungato le scadenze dei Btp in portafoglio dai cinque anni in avanti. Chi non lo ha fatto (quattro gestori) teme soprattutto un ritorno della volatilità sui mercati obbligazionari, mentre i restanti hanno posizioni diverse sul tema.

"Verso fine gennaio, nel momento in cui c'erano le prime intese sul trattato Ue, abbiamo iniziato a vendere sul breve comprando dai 3 fino ai 7 anni", ha detto Nicola Trivelli, direttore generale Sella Gestioni SGR.

In particolare, la Sgr ha spostato gli acquisti sul tratto 5-7 anni nelle ultime settimane.

"La pendenza è diventata maggiore tra 5 e 7 anni e qui lo spread con la Germania è ancora interessante", ha aggiunto Trivelli. Il manager si mostra, tuttavia, cauto verso un ulteriore allungamento della duration. "La parte lunga della curva italiana è ancora poco liquida quindi c'è il rischio che in giornate di incertezza - per problematiche interne o a livello di cammino europeo - ci sia un'elevata volatilità su queste scadenze", ha spiegato.

Per il tratto oltre i cinque anni c'è poi chi cita un migliore "trade-off tra rischio e rendimento" e chi, come lo strategy team di Amundi Sgr, si è limitato questo mese ad aumentare genericamente l'esposizione al debito della Periferia.

I rendimenti triennali sono scesi al 3,2% circa dal 6,4% dell'8 dicembre quando la Banca centrale europea ha annunciato che avrebbe assegnato fondi a tre anni per un importo illimitato e tasso dell'1% in due operazioni di rifinanziamento ultralunghe. Le banche dell'Eurozona hanno chiesto 489 miliardi di euro in occasione della prima asta il 21 di dicembre e, secondo un sondaggio Reuters, dovrebbero attingerne altrettanti nell'operazione di domani 29 febbraio.

Dopo che i tassi sul breve sono scesi proporzionalmente di più che sui lunghi, i gestori di Pioneer Investments si aspettano adesso un appiattimento della curva "perchè riteniamo che, dopo il secondo p/t triennale, la parte breve potrebbe essere soggetta a qualche presa di beneficio", fanno sapere dall'asset management del gruppo Unicredit. Largo dunque ad una strategia "barbell" dal nome inglese per il manubrio del sollevamento pesi, che consiste nell'investire sulle scadenze molto brevi e su quelle molto a lungo termine. Una strategia di curva dei rendimenti opposta a quella definita "bullet" in cui gli investimenti si concentrano sulle scadenze medie per approfittare, viceversa, di un irripidimento della curva.

RESTANO RISCHI ALL'ORIZZONTE PER ITALIA, PERIFERIA

Per BPVi fondi le aste triennali Bce impattano sulla liquidità del mercato, "e la crisi italiana non è stata dovuta solamente a questioni di liquidità", sottolinea il direttore investimenti Giulio Zucchini.

"Pensiamo ci sia valore nell'area cinque anni ma i rischi restano", ha detto. "Nei prossimi tre mesi la volatilità potrebbe tornare", ha aggiunto.

Teme un ritorno dell'instabilità anche Donatella Principe, Head Investment Advisory di Schroders che, di recente, è tornata a ridurre l'esposizione ai Btp, pur confermando la strategia "barbell", quindi con posizioni su lunghi e brevi.

"L'Italia continua ad avere molto debito, una popolazione in invecchiamento, una valuta non a buon mercato in un mondo che sta attraversando un processo di riduzione dell'indebitamento", sottolinea. "Quindi ci aspettiamo che la volatilità ritorni", ha aggiunto.

I rischi all'orizzonte non sono specifici dell'Italia: l'instabilità della Grecia minaccia di riaffacciarsi ad ogni momento e resta l'incognita Portogallo.

"Abbiamo approfittato del rally dei bond italiani dimezzando l'esposizione ai governativi 2015 e 2016", ha detto Andrea Ladogana, responsabile delle linee bilanciate di BNP Investment Partners sgr. "Preferiamo mantenere questo profilo di rischio, considerando che i problemi greci non sono finiti", sottolinea.

Dopo l'approvazione, da parte del Parlamento greco, del piano di austerity che garantisce ad Atene il secondo pacchetto di aiuti internazionali necessario ad evitare il default, la preoccupazione del mercato si è spostata sui rischi di implementazione delle misure di rigore.

Piuttosto che assumersi il rischio duration sui Btp, infine, due gestori preferiscono cercare ritorni più interessanti investendo in emissioni societarie sia a breve che a lungo termine.

"Nella parte lunga della curva dei rendimenti, preferiamo investire in corporate bond o in obbligazioni governative della zona euro "core" per coprirci dal rischio di credito", ha detto Marco Bonifacio, head of research per Zenit sgr.

Oggi è in programma un'offerta di 5-6,25 miliardi di euro spalmata su Btp a cinque e dieci anni.

I risultati integrali del sondaggio di asset allocation condotto da Reuters saranno pubblicati domani, 29 febbraio, dopo le ore 13

(Maria Pia Quaglia)

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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