Private equity Italia, +176% ammontare deal in sem1, frena raccolta

martedì 4 ottobre 2011 14:24
 

MILANO, 4 ottobre (Reuters) - L'industria del private equity italiana è tornata a sorridere nel primo semestre dell'anno in corso, grazie ad un incremento dei deal in termini di numero e controvalore, sebbene non manchino i motivi di preoccupazione, in particolare sul fronte della raccolta.

E' quanto emerge dai dati sull'attività del settore in Italia nella prima parte dell'anno, presentati da Giampio Bracchi, presidente dell'Aifi (l'associazione di categoria), e da Mara Caverni, partner Transaction Services di PwC.

Tra gennaio e giugno, sono state registrate 159 nuove operazioni, per un controvalore di 1,524 miliardi di euro, pari ad un incremento del 23% in termini di numero di deal e del 176% in ammontare.

"Nel complesso", ha commentato Bracchi, "c'è stato un risveglio, sia per quanto riguarda gli investimenti, sia sul fronte dei disinvestimenti". Le dismissioni, infatti, sono state 75 (+21%), per un controvalore di 2,337 miliardi, un dato che si confronta con 470 milioni del primo semestre 2010.

"Sono ricomparse le grandi operazioni", ha sottolineato Bracchi. "Ci sono stati quattro deal sopra 100 milioni. Siamo tornati a valori quasi normali". Le operazioni di buyout, in effetti, hanno registrato un ammontare di 1,160 miliardi. In termini di numero, la parte del leone l'hanno recitata i deal di expansion (74).

L'ammontare medio delle transazioni è stato pari a 9,6 milioni, in linea con le caratteristiche del mercato italiano, ma è significativo il balzo del controvalore medio dei buyout: 43 milioni, contro 16,5 milioni di un anno prima.

Continuano a prevalere gli investimenti in piccole e medie imprese. "Il 75% degli investimenti è avvenuto in imprese con meno di 50 milioni di fatturato", ha spiegato Bracchi.

Per quanto riguarda i disinvestimenti, il presidente di Aifi ha evidenziato come "i write-off siano tornati ad una percentuale fisiologica", ovvero 16 su 75 deal totali. Da notare l'impennata delle cessioni ad operatori industriali, le cosiddette trade sales.

La nota dolente è rappresentata dalla raccolta, scesa del 19%, a quota 384 milioni di euro, con appena sette operatori che hanno tirato fondi. "La raccolta è molto difficile", ha sintetizzato Bracchi.   Continua...