Private equity Italia, difficile 2009 non manca di opportunità

mercoledì 3 dicembre 2008 10:30
 

MILANO, 2 dicembre (Reuters) - Preoccupazione ed eccitazione sono i due sentimenti contrastanti con cui il private equity made in Italy guarda al 2009: perché la crisi globale limita molto il ricorso alla leva, ma, d'altro canto, crea opportunità mai viste di realizzare accquisizioni a sconto.

E' questa la sintesi che hanno dato a Reuters numerosi protagonisti dei buyout tricolori. In sintonia con le parole pronunciate durante un dibattito da Claudio Sposito, presidente e AD di Clessidra: una volta che la tempesta si sarà placata "ci sarà uno straordinario bisogno di capitale di rischio".

I fondi, forti della liquidità raccolta nei mesi scorsi, compreranno a sconto. "Investiremo di più nei prossimi due anni rispetto ai due precedenti, quando abbiamo soprattutto venduto", argomenta Sposito, aggiungendo che Clessidra sta valutando "operazioni senza debito, solo in aumento di capitale".

Come confermano Luciano Avanzini e Roberta Benaglia, managing partners di Dgpa, questa potrebbe essere la novità 2009. "Guarderemo maggiormente a operazioni di questo tipo, con way-out più a lungo termine, fino 5 anni e oltre". Franco Agopyan dello studio Chiomenti vede un focus sulle pmi "non necessariamente finanziate a leva". L'esperto legale prevede "operazioni di minoranza (growth capital, anche mediante aumenti con emissione di privilegiate o strumenti finanziari partecipativi), su società mid market, su società quotate, distressed, di add-on (di piccola taglia) per partecipate".

La riduzione o la cancellazione della leva si tradurrà in una contrazione dei ritorni e, soprattutto, in allungamento della permanenza delle partecipazioni in portafoglio.

EXIT PIU' DIFFICILI, MENO FINANZA E PIU' INDUSTRIA

La fase che Tommaso Amirante, avvocato di Latham & Watkins battezza "darwinismo finanziario", finirà in una maggiore difficoltà a cedere le partecipazioni ai fondi per effetto della cattiva immagine della "finanza che questa crisi ha generato, soprattutto in operatori poco sofisticati".

Maria Cristina Storchi, altro legale di Latham & Watkins, si attende che "la diffidenza nei confronti della Borsa probabilmente duri per un po' di tempo".   Continua...