Reti, in 2007 prodotti terzi al 21,7% del patrimonio - Assoreti

lunedì 31 marzo 2008 14:02
 

MILANO, 31 marzo (Reuters) - Nel 2006 avevano raccolto più del doppio dei prodotti e servizi propri, l'anno scorso i prodotti di terzi collocati dalle reti hanno incassato quasi 6 miliardi - raggiungendo il 21,7% del patrimonio complessivo dal 13,5% del 2005 - a fronte dei deflussi per 5,27 miliardi accusati dai prodotti propri.

"E' una tendenza destinata a continuare nel futuro ma occorre che si torni con convinzione sul prodotto risparmio gestito", ha sottolineato a margine dell'assemblea Antonio Spallanzani, presidente di Assoreti. "In assenza di una crisi dell'economia reale mi prefiguro una ripresa dei mercati e quindi un nuovo ritorno sui prodotti di terzi".

Le reti l'anno scorso hanno registrato una raccolta in calo rispetto al 2006, ma positiva per 11,4 miliardi. Per effetto della turbolenza dei mercati, i flussi sono sbilanciati quasi esclusivamente verso il risparmio amministrato (10,8 miliardi), in particolare titoli e prodotti monetari come i pronti contro termine.

"Non è solo espressione di paura ma anche di scelte consapevoli del promotore che ha orientato i clienti verso scelte transitorie, prodotti di facile liquidabilità per cogliere le opportunità di investimento future", ha spiegato il presidente dell'associazione delle reti.

In occasione del consueto incontro con i giornalisti al termine dell'assemblea, il segretario generale Marco Tofanelli ha inoltre criticato l'ipotesi di canali distributivi alternativi per i fondi comuni, sollevata nell'ambito del dibattito aperto dalla crisi di deflussi degli Oicr in Italia.

"La gestione da parte dei promotori appare più efficiente e in linea con l'Europa", ha sottolineato Tofanelli. Al 31 dicembre, infatti, il patrimonio investito dalle reti nei fondi azionari e bilanciati si attestava al 53,9% (il 55% in Europa) a fronte di una media nazionale, calcolata considerando tutti i canali distributivi, del 31,3%. La quota ripartita nei fondi obbligazionari era al 24,2% (21,7% in Europa) contro una media nazionale di 35,4%.