31 gennaio 2008 / 14:05 / 10 anni fa

ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper gennaio 2008

MILANO, 31 gennaio (Reuters) - La bufera che si è abbattuta sui mercati azionari nelle ultime settimane si riflette nelle scelte di allocazione dei fondi di investimento in Italia, che aprono il 2008 confermando la tendenza, emersa nell‘ultima parte dell‘anno scorso, a sottopesare i settori finanziari e i ciclici.

Sono queste le indicazioni del sondaggio di gennaio Reuters-Lipper sulle scelte di asset allocation dei fondi di diritto italiano, che, dal punto di vista geografico, evidenziano una leggera tendenza ad incrementare l‘esposizione all‘equity Usa.

I gestori, dunque, cominciano cautamente a posizionarsi sull‘azionario a stelle e strisce, perché, tradizionalmente, Wall Street anticipa i movimenti degli altri mercati. I tagli dei tassi varati dalla Fed insieme agli interventi fiscali di Bush promettono di rilanciare la crescita nel medio termine.

In media, il campione di gestori interpellati - che annovera i due leader assoluti del mercato - mostra che il peso dell‘azionario è sceso al 46,76% dal 48,37% di dicembre, mentre l‘obbligazionario è salito al 41,72% dal 40,46% del mese scorso e la liquidità, come sempre accade nei periodi di incertezza, è aumentata all‘11,02% dal 10,68%.

La mediana evidenzia soprattutto la tendenza ad alleggerire i portafogli di azioni: il peso è calato al 49,50% dal 51% di dicembre. L‘obbligazionario sale al 40,34% dal 40% e il cash al 9,02% dal 9%.

Gli aggiustamenti dal punto di vista geografico sono meno forti. “Per quanto riguarda l‘equity, ci siamo concentrati su alcune aree”, dice un gestore milanese che ha partecipato al sondaggio. “Per esempio, la parte giapponese è stata ridotta”. Non si è spento, invece, il feeling fra fondi e mercati emergenti.

In controtendenza Zenit Sgr dove Marco Bonifacio parla di “leggero incremento della parte azionaria”, conseguenza di “uno stile di gestione abbastanza contrarian”. Il fund manager sottolinea però che l‘incremento dell‘equity è davvero minimo, perché “ci pare che il quadro sia ancora incerto e non vogliamo prendere rischi eccessivi”.

Il mese è stato caratterizzato dal doppio intervento della Federal Reserve sui tassi: 75 punti base la settimana scorsa e 50 punti ieri. Le mosse di Ben Bernanke hanno fatto il paio con il piano della Casa Bianca per rilanciare la crescita economica.

Si tratta, dicono i gestori, di interventi che probabilmente produrranno effetti positivi nel medio termine e che inducono i fondi a ridurre il sottopeso sull‘equity Usa.

A prevalere, però, è un atteggiamento cauto. “L‘incertezza sull‘effettivo stato di salute dell‘economia e, soprattutto, il grosso punto interrogativo sulla solidità del sistema bancario e finanziario spaventano i mercati”, argomenta Bonifacio, aggiungendo che “tagli dei tassi e aiuti fiscali aiuteranno nel medio termine, ma non ci pare che in questo momento possano correggere in modo significativo i mercati”.

Sul fronte obbligazionario, la tendenza dei tassi si traduce, spiega il gestore che non ha voluto essere nominato, in una concentrazione “sul segmento della curva 1-5 anni”, una “strategia di medio termine, che non cambierà” se la Fed dovesse tagliare ulteriormente.

Le tabelle del sondaggio sono inviate in rete separatamente, fare doppio click su [nL30824841]

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