29 maggio 2008 / 08:44 / 9 anni fa

PORTAFOGLI-Valutazioni compresse,puntare su Giappone,Usa-Pioneer

MILANO, 29 maggio (Reuters) - Lo scenario è vulnerabile, ma i prezzi delle azioni sono ancora compressi dagli strascichi della bolla Internet e l'allargamento "indiscriminato" degli spread offre opportunità sui corporate bond delle due sponde dell'Atlantico.

Ne è convinto Marco Pirondini, responsabile globale investimenti di Pioneer Investments.

"Questo è un mercato che sta ancora emotivamente reagendo al 2000", ha detto a Reuters in un'intervista sottolineando che, nel "bull market" dal 2003 alla metà del 2007, non c'è stata espansione dei multipli. "Come sempre, ci vogliono 10-15 anni prima che vengano riassorbite le grandi bolle".

I gestori della controllata di Unicredit (CRDI.MI) credono oggi - e in un'ottica di lungo periodo - nella borsa di Tokyo, dove l'inizio della fase reinflazionistica potrebbe preludere ad un'espansione dei mercati. Un'altra area di attenzione è Wall Street, anche se l'equity è attraente non in senso assoluto, ma solo rispetto ai bond.

"In Giappone la maggior parte dei titoli quota sotto il book value e ha posizioni di net cash", ha spiegato Pirondini. "A livello di sistema economico e finanziario, inoltre, il Giappone non è stato sostanzialmente coinvolto dal problema del subprime americano", aggiunge.

I legami con gli Stati Uniti si sono allentati. "Noi non crediamo che la competitività delle aziende esportatrici giapponesi sia così basata sullo yen come in passato: Toyota in America è un'azienda americana, ha gli impianti in America", ha sottolineato il gestore.

La "Corporate America" dovrebbe assistere a un rimbalzo degli utili "dopo tutti gli oneri che si saranno presi nel 2007-2008" mentre, nel Vecchio Continente, le aziende rischiano un deterioramento della redditività, complice anche la politica monetaria della Bce.

Pioneer prende il rischio di credito sulle emissioni, ad alto rendimento e non, denominate in dollari, mentre investe nei corporate della zona euro solo a breve termine.

"Si sta dando poco peso al rischio di un'esportazione della crisi americana verso l'Europa e, con gli spread così alti e il dollaro così debole, questo rischio è importante soprattutto per alcuni paesi come la Spagna e il Regno Unito", sottolinea ancora Pirondini.

INFLAZIONE RISCHIO SOLO PER EMERGENTI

Pioneer Investments, numero due in Italia per masse gestite, ha viceversa avviato un graduale disimpegno dai mercati dei paesi emergenti, l'unica area del mondo dove Pirondini ritiene che l'inflazione rappresenti un rischio vero: il peso sui consumi di alimentari ed energia - le aree più interessate dall'impennata dei prezzi - è infatti molto elevato in queste regioni.

"Questo produrrà delle pressioni sociali forti - come è successo qua negli anni '70 - filtrando nell'economia in qualcosa di più strutturale come maggiori richieste salariali che renderanno questi paesi meno competitivi, facendo salire la disoccupazione", spiega.

Le pressioni sui prezzi dei paesi sviluppati sono, viceversa, limitate - "bisogna ricordare che ci sono stati degli aumenti enormi di food ed energia e i prezzi stanno aumentando del 3-4%" - pur rappresentando un potenziale pericolo negli Stati Uniti.

"Credo che appena la Fed avrà il minimo sentore di potersi permettere di alzare i tassi, non indugerà", ha detto, ricordando che la politica espansiva americana è stata adottata per fronteggiare la crisi finanziaria, non quella economica.

La crisi finanziaria è stata tamponata, anche se le tensioni sul mercato interbancario rivelano che la strada verso la normalizzazione è ancora lunga. Secondo Pirondini, saranno necessari diversi aumenti di capitale, prima che il sistema torni a funzionare come un tempo.

"La maggior parte degli aumenti di capitale sono ancora da fare, bisognerà vedere come il mercato reagirà", spiega. "Se dovessero continuare così facilmente, come sono avvenuti fino a oggi, probabilmente la crisi finanziaria rientrerà molto più facilmente".

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