ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper dicembre 2007

venerdì 28 dicembre 2007 15:01
 

MILANO, 28 dicembre (Reuters) - In un contesto che non libera il campo dalle incertezze per la crisi dei subprime e i suoi effetti sull'economia mondiale, i fondi di investimento in Italia hanno chiuso l'anno con un rinnovato l'interesse per l'obbligazionario e, nell'equity, rafforzando la diffidenza e il sottopeso sui titoli finanziari. Queste le indicazioni del sondaggio di dicembre Reuters-Lipper sulle scelte di asset allocation dei fondi di diritto italiano, che non mostrano invece variazioni rilevanti per quanto riguarda il posizionamento geografico.

In media, si nota il calo della componente azionaria al 48,37% dal 50,22% di novembre (l'ultima volta in cui si era scesi sotto 50 era agosto), contestuale al rialzo dei bond al 40,46% dal 38,84%. La tendenza viene confermata dai dati di mediana, con l'azionario a 51% da 52% e l'obbligazionario al 40% dal 39%. Stabile in entrambi i casi la liquidità.

Il movimento mensile replica quasi la situazione di un anno fa, quando della crisi subprime doveva ancora esplodere: nel dicembre 2006 in media l'equity si attestava al 48,25% e i bond poco sopra il 42%, uno scostamento rispetto alla quota attuale parallelo a quello della liquidità che viaggiava al 9,27% rispetto all'attuale 10,68%.

"A dicembre l'operatività è ridotta" spiegano intanto da Pioneer Asset Management "per quanto ci riguarda le decisioni erano state prese già il mese precedente".

I gestori della capofila dell'asset management Unicredit (CRDI.MI: Quotazione) motivano la risalita della componente bond con la crisi delle borse amplificatasi alla fine del mese scorso, concentrata sui titoli finanziari e in questo diversa dalle vendite di settembre che avevano colpito indiscriminatamente.

"Per noi questo è un tema critico per quanto riguarda le scelte di portafoglio, visto per esempio che le banche europee vengono considerate dagli investitori come quelle americane pur adottando strategie più caute", spiegano ancora in Pioneer.

Il mese è stato caratterizzato dalle decisioni prese dalle banche centrali per contrastare le tensioni sul mercato interbancario, mentre secondo i gestori non hanno avuto un impatto decisivo le riunioni di politica monetaria di inizio dicembre che hanno portato a un taglio di 25 punti base da parte della Fed e al mantenimento del livello del 4% per la Bce.

"Il mercato era già allineato con le variazioni. Non ci sono state sorprese e per questo le nostre preferenze dal punto di vista geografico non sono state influenzate" afferma Sergio Bertoncini, strategist di Credit Agricole AM (CAGR.PA: Quotazione).

L'opinione è condivisa da altri gestori, tra cui Nicola Trivelli di Sella Gestioni che nota anche come le decisioni "nel medio termine ci fanno pensare a un'estensione del periodo di debolezza del dollaro. Questo fatto dovrebbe avvantaggiare il mercato azionario statunitense per l'aumento delle esportazioni".   Continua...