28 maggio 2008 / 10:03 / 9 anni fa

Cavalli, sei fondi in corsa ma si teme passo indietro - fonti

MILANO, 28 maggio (Reuters) - La corsa a sei per la griffe Roberto Cavalli entrerà nel vivo la settimana prossima, ma fra i potenziali acquirenti serpeggia il timore che lo stilista all'ultimo decida di non vendere.

E' quanto riferito a Reuters da diverse fonti vicine alla materia.

La pattuglia dei gruppi di private equity interessati a entrare nel capitale di Cavalli si è ridotta a sei unità: Candover (affiancata da Ubs in qualità di advisor finanziario), Cinven (insieme a Maurizio Borletti, con Lehman Brothers come advisor), Doughty Hanson (Credit Suisse advisor), Carlyle (affiancata da Jp Morgan), Cvc e Tpg.

Le richieste finanziarie dello stilista, che ha più volte dichiarato di non volere vendere sulla base di una valutazione inferiore a 1,4 miliardi di euro, e l'opacità del processo hanno scoraggiato altri specialisti dei buyout, come Apax, Blackstone e Kkr, che pure si erano fatti avanti in una prima fase.

Tutta da verificare, però, spiegano le fonti, la quota del capitale in vendita: la settimana prossima, infatti, comincerà la fase di due diligence e gli advisor di Cavalli, Merrill Lynch per la parte finanziaria e Umberto Nicodano dello studio Bonelli Erede Pappalardo sul fronte legale, chiariranno quali sono le intenzioni dello stilista.

"Siamo in trepidante attesa", ironizza il manager di uno dei fondi in corsa.

I gruppi di private equity che hanno presentato offerte non vincolanti sono soliti acquisire la maggioranza del capitale delle società in cui investono, e non quote di minoranza.

Inoltre, i fondi in corsa per Cavalli per consuetudine impongono le scelte strategiche nelle aziende in cui investono, un fatto che si scontra con la fama di capo incontrastato dello stilista fiorentino.

La volontà dei fondi di prendere in mano saldamente le redini di Cavalli emerge anche da un particolare riferito da una delle fonti finanziarie: alcuni operatori di private equity avrebbero già avviato la ricerca di un amministratore delegato in pectore, in grado di far emergere le potenzialità finora inespresse della griffe. La ricerca del futuro AD di Cavalli, in particolare, sarebbe focalizzata su manager italiani attualmente impegnati all'estero.

Sul deal, però, grava un'incognita: ci sono molti dubbi che lo stilista sia realmente intenzionato a cedere. Roberto Cavalli, infatti, ha confidato a uno dei soggetti coinvolti del processo: "Ma perché devo vendere?".

Il timore diffuso fra i pretendenti è che il patron della casa di moda fiorentina abbia lanciato una sorta di ballon d'essai, per avere una valutazione della società e una lista di quanti sono realmente intenzionati a comprare, rimandando il passaggio di consegne di qualche anno, quando la carta d'identità lo costringerà a lasciare.

"Speriamo non sia così, perché è un processo molto costoso", dice uno dei manager dei fondi impegnati nella corsa.

D'altronde, fanno notare i protagonisti, un deal delle dimensioni di Cavalli non può essere ignorato dagli operatori specializzati nei buyout, costretti a sopportare il rischio che tutto si risolva in un nulla di fatto.

Per quanto riguarda le valutazioni, le fonti riferiscono che solo una parte dei candidati all'acquisizione ha indicato un range di valutazione, con cifre vicine agli 1,4 miliardi chiesti dallo stilista, pari a un multiplo-monstre di 17 volte l'Ebitda 2007. Altri, Cinven in particolare, si sono astenuti dall'indicare valutazioni prima della due diligence.

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