Banche,disincentivi distribuzione rischi credito ex ante-Messori

venerdì 18 gennaio 2008 18:18
 

BARI, 18 gennaio (Reuters) - La crisi attuale dei mercati insegna che, in un'ottica di medio-lungo periodo, occorre disincentivare le banche a distribuire rischi di credito ex ante, ha detto il presidente di Assogestione Marcello Messori nel corso del suo intervento al convegno Atic-Forex a Bari.

Secondo Messori "la vera scommessa si gioca nel medio-lungo periodo e non riguarda la possibilità di impedire la distribuzione di rischi di credito o legati ad altri strumenti ma disincentivare piuttosto la possibilità di farlo ex ante".

"Una parte di quei rischi si trasformerebbe in insolvenze potenziali e solo in quel momento si dovrebbe consentire alle banche di cartolarizzare", ha aggiunto.

"Una politica di medio-lungo periodo dovrebbe poi tener conto che il sistema è molto più fragile di quanto si sospettasse e che punti di disastro hanno davvero la possiiblità di verificarsi", ha sottolineato Messori.

"Si deve dunque provvedere con un sistema di incentivi per spostare l'attenzione dal brevissimo al medio periodo almeno", ha aggiunto. "Le banche sono all'inizio e alla fine della catena perché sono loro a distribuire il rischio attraverso le cartolarizzazioni e poi con veicoli fuori bilancio riacquistano gli attivi che garantiscono le cartolarizzazioni".

"Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti", ha sottolineato citando le recenti esperienze di Citigroup (C.N: Quotazione) e Merrill Lynch MER.N costrette a sostanziose svalutazioni in bilancio che hanno pesato sui conti trimestrali.

Inoltre l'unione delle attività di banca tradizionale e investment banking ha reso gli istituti da un lato più capaci di raccogliere e distribuire informazioni al mercato, dall'altro meno credibili perché sono inevitabili i conflitti di interesse, ha osservato Messori.

Ciò è dimostrato dal fatto che la crisi attuale si è manifestata anche e soprattutto come "crisi di fiducia nei rapporti tra i diversi attori". Un modello che distingua nettamente la banca tradizionale dall'attività di investment banking è comunque "errato", secondo Messori.

In questo senso l'Italia si è rivelata, nella recente crisi dei subprime, "un'isola felice" ma ha anche pagato il prezzo di aver reso marginali una serie di attività come appunto l'investment banking.

"Non riduciamoci al ruolo di semplice canale distributivo rispetto a quello di produttore di prodotti finanziari. L'Italia è realmente produttore in un solo comparto, quello del risparmio gestito che però è in una crisi davvero strutturale", ha concluso Messori.