Unicredit, acquisizione Merrill sarebbe sorprendente - Moody's

venerdì 18 gennaio 2008 15:53
 

MILANO, 18 gennaio (Reuters) - Se Unicredit (CRDI.MI: Quotazione) fosse davvero interessata ad un eventuale tekeover di Merrill Lynch MER.N si tratterebbe di una circostanza sorprendente. È l'opinione della divisione banche di Moody's per l'Italia a proposito dell'ipotesi apparsa oggi su Il Sole 24 Ore.

"Sarebbe sorprendente. Si tratterebbe di un cambio di direzione da parte di Unicredit, si trattarebbe di un'attività molto diversa" ha detto Henry MacNevin, numero uno del team bancario di Moody's in Italia, rispondendo a una domanda sull'eventuale takeover di Unicredit su Merrill Lynch.

Dopo che il quotidiano della Confindustria oggi ha scritto che "Merrill Lynch è oggetto di attenzioni di Unicredit, che starebbe valutando la possibile acquisizione", la banca di Piazza Cordusio ha smentito l'ipotesi.

In un incontro sul mercato finanziario italiano svoltosi a Milano, l'agenzia di rating ha detto che per quanto riguarda i sistema bancario, le prospettive sono stabili e i rating sono sostenuti da consolidamento e da buoni fondamentali commerciali e finanziari.

Moody's riscontra segnali limitati di un indebolimento della qualità del credito. "Si è registrato, in valori assoluti, un certo aumento dei crediti in sofferenza" ha detto. "I crediti in sofferenza restano a livelli maggiori rispetto ad altri sistemi bancari europei, ma i criteri per l'erogaziona stanno diventando più severi. Ci aspettiamo un ulteriore deterioramento, ma non di grandi proporzioni".

Tra i principali fattori determinanti del rating, MacNevin ha evidenziato i passi avanti compiuti nel processo di integrazione dopo le concentrazioni a livello nazionale, la proseguita spinta all'efficienza in cui permane però un certo margine di migliorabilità, e il mantenimento di forti controlli sui rischi.

In generale, nel panorama italiano, restano limitati i margini di manovra per le concentrazioni cross-border. La questione - ha ricordato MacNevin - è sorta nel biennio 2005-2006 e ora le barriere sono state rimosse. Ma restano poche possibilità per una presenza estera sull'intero territorio nazionale.

Lo stesso sistema bancario italiano è meno presente sul territorio internazionale, con un progressivo ridimensionamento delle attività cross-border negli ultimi anni.