22 febbraio 2008 / 08:06 / 9 anni fa

Tentazione delisting per Pmi Piazza Affari, ma credito è stretto

MILANO, 21 febbraio (Reuters) - Delisting e buyback caratterizzeranno il 2008 di Piazza Affari, ma non saranno molte le società a poter percorrere queste strade, soprattutto quella dell'abbandono del listino, perché la possibilità di ricorrere al credito è limitata.

E' la convinzione che emerge da un giro d'orizzonte che Reuters ha compiuto fra i banchieri d'affari.

Se i buyback sono un fenomeno partito tempo fa, il delisting, tipico dei periodi di mercato Orso, è un tema emerso recentemente. Ad aprire la strada è stato il gruppo di private equity InvestIndustrial della famiglia Bonomi, con le operazioni Ducati DMH.MI, Polynt PLY.MI e Sirti SIR.MI.

OCCHIO ALLE MOSSE DEL PRIVATE EQUITY

Quante seguiranno? Alberto Cornegliano Cattaneo, director client advisory group di Credit Suisse, banchiere che segue prevalentemente piccole e medie aziende, alla domanda su chi potrebbe lasciare Piazza Affari, se la cava con una battuta un po' impietosa: "Se guardiamo il segmento AllStars, ci si può dire che è l'unica cosa da fare".

Nomi, però, sul mercato ne circolano. "E' un momento interessante. Stiamo guardando e proponendo delisting", sintetizza un banchiere che preferisce restare anonimo. "E' un tema presente nell'agenda di molti".

La mossa di InvestIndustrial, unita a esperienze passate, giustifica chi è certo che i più propensi al delisting siano gli operatori di private equity.

Un caso recente è quello di 3i (III.L), che è entrata nel capitale di Targetti e l'ha sottratta al listino per poter realizzare un'acquisizione e fra qualche anno tornare a Piazza Affari.

Una nuova Ipo dovrebbe essere anche il traguardo dell'investimento di Candover nella società di yacht Ferretti, che ha lasciato la Borsa nel 2003 in concomitanza con l'acquisizione di Permira.

L'anno successivo fu Grandi Navi Veloci a essere delistata, sempre da Permira. La società attiva nel trasporto marittimo è stata acquisita nel 2006 da Investitori Associati.

Il settore della nautica, della cantieristica e dei trasporti marittimi è guardato con particolare attenzione dal private equity. Infatti, fra i nomi che ricorrono più frequentemente sulla bocca degli operatori di mercato come potenziali target di delisting ci sono Aicon BW1.MI, Premuda PRNI.MI e Navigazione Montanari NAII.MI.

Altri nomi che circolano sul mercato sono quelli delle case di moda, in particolare Aeffe (AEF.MI) - per la verità una matricola molto recente - e Mariella Burani MBFG.MI.

Mentre, fra le società attualmente partecipate da gruppi di private equity, vengono citate Trevisan Cometal TREV.MI e Interpump (ITPG.MI). Quest'ultima è partecipata da Tamburi Investment Partners (TIP.MI), che nel luglio scorso ha girato la partecipazione a una holding a cui fa capo il 22,227% del capitale di Interpump.

Nel bilancio al 31 dicembre 2006, Tip attribuisce alla quota di Interpump, pari al 3,65% del capitale complessivo, un valore di carico di poco più di 16 milioni di euro, corrispondenti a circa 5,48 euro per azione. Il titolo Interpump ha chiuso la seduta del 21 febbraio a 6,0060 euro.

Discorso a parte per Seat Pagine Gialle PGIT.MI, "troppo indebitata perché i gruppi di private equity che la controllano possano caricarla di altra leva", sostiene un banchiere.

Sui tavoli delle banche d'affari, poi, ci sono dossier che riguardano Guala Closures GCL.MI, Sorin SORN.MI, Cdc CDC.MI ed El.En (ELEN.MI).

PROBABILE ACCELERAZIONE ANCHE DEI BUYBACK

Gli operatori, però, non si attendono una pioggia di delisting, perché si tratta di un'operazione dispendiosa e, in qualche misura, troppo definitiva.

Più probabile, almeno nel breve, un'accelerazione dei buyback. "Questa fase di mercato, chiuso alle Ipo e con valori molto bassi, si presta a operazioni di riacquisto", commenta Federico Buccellati, responsabile del global banking per il Sud Europa di Dresdner Kleinwort.

"Bisogna, però, capire chi può farlo, perché le banche sono molto caute nel finanziare operazioni di re-leverage", aggiunge Buccellati. "Ma non sarei stupito che nei prossimi 3-4 mesi possano esserci operazioni d'acquisto di minoranze".

Le caratteristiche del listino italiano, in cui abbondano le small e mid cap, favoriscono i delisting. "In questa fase, con la stretta creditizia, in Europa è dificile realizzare Lbo superiori a 1 miliardo di euro", argomenta un secondo banchiere anonimo.

Il nanismo di Piazza Affari, insomma, potrebbe giocare a favore di quanti, poco soddisfatti delle valutazioni di mercato, vogliano accantonare l'esperienza della quotazione.

"Il delisting è una buona scelta per chi in Borsa ha fatto un'esperienza che non ha tenuto fede alle aspettative", sostiene Cornegliano Cattaneo.

Così, "se l'azienda ha cassa o possibilità di credito, e magari non riesce a sviluppare i piani industriali come aveva promesso, può destinare le risorse al delisting", aggiunge.

L'identikit dei soggetti potenzialmente interessati a operazioni public-to-private è presto fatto: l'imprenditore, nel caso tipicamente italiano di aziende a controllo famigliare, magari in partnership con un operatore finanziario, generalmente un fondo di private equity.

Non è esclusa, infine, l'ipotesi di acquisizione da parte di un soggetto industriale terzo. Riferendosi all'offerta di Swisscom, il banchiere di Credit Suisse sottolinea che "oggi Fastweb FWB.MI sarebbe stato un delisting". E, in effetti, la società di tlc è indicata, dai rumors di mercato, come uno dei dossier sul tavolo delle banche d'affari.

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