Hedge, Schroders vede 2008 interessante e crescita in Italia

giovedì 10 gennaio 2008 15:41
 

MILANO, 10 gennaio (Reuters) - Con il quadro di volatilità e premi al rischio alti che distingue le attese di mercato 2008, quello appena iniziato dovrebbe essere un anno favorevole ai fondi hedge. Sul terreno italiano, poi, lo sviluppo men che maturo dell'industria offre succose opportunità, in controtendenza al tono in rosso profondo dei fondi tradizionali. Questo il panorama che si vede da Schroders (SDR.L: Quotazione), grande casa internazionale di gestione che nel nostro paese c'è da anni, ma solo ora ha costituito una Sgr speculativa tricolore, che offrirà i primi prodotti da marzo.

"Il 2008 promette di essere molto interessante" spiega a Reuters Carlo Alberto Bruno, AD di Schroders Alternative Sgr e responsabile dei portafogli istituzionali per la Sim italiana dello storico marchio di fondi anglosassone.

"In un contesto in cui si vedono premi al rischio molto elevati, i fondi hedge possono sperare in rendimenti eccellenti senza doverli andare a catturare alzando troppo la leva" dice.

Gli hedge - un segmento che nel mondo sta avvicinandosi ai 2.000 miliardi di dollari e secondo le prime stime ha chiuso il 2007 in crescita di circa 10% - prosperano sulle "imperfezioni". Quindi: "tanto più gli scenari saranno basati su disequilibri tante più opportunità ci saranno" ammette il fund manager.

E non esclude, tra le strategie di investimento con maggiori potenzialità da affiancare alle più usuali - dal long-short, alla volatilità o al global macro - anche uno sguardo alle opportunità offerte "dai distressed e dallo stesso settore degli Abs e dei mutui e mortgage based securities".

La Sgr Schroders Alternative non è una battistrada nel mercato italiano degli hedge, dove ormai ci sono una quarantina di Sgr speculative dietro leader come Kairos o Duemme di Banca Esperia (secondo i dati Assogestioni, il patrimonio del segmento a fine 2007 è poco sotto 37 miliardi).

Ma la scommessa della casa è sul crescente desiderio dei grandi investitori di avere rendimenti sempre meno correlati al mercato.

"Da anni i portafogli istituzionali declinavano tutte le lettere dell'alfabeto" argomenta Bruno riferendosi a fattori come alfa, la componente di rendimento di un titolo indipendente da quello del mercato, e beta (il rischio sistematico).

Ma con borse che difficilmente offriranno le performance dell'ultimo ventennio e con yield obbligazionari spesso inferiori ai ritmi di crescita economica "oggi i clienti chiedono ai gestori di generare rendimenti sempre più slegati dal rischio del mercato".   Continua...