1 aprile 2008 / 13:38 / 9 anni fa

Biotech italiano cerca finanziamenti, interesse venture esteri

MILANO, 1 aprile (Reuters) - I fondi di venture capital internazionali guardano con interesse al biotech made in Italy e sono disposti ad aprire il portafoglio per finanziarne la crescita.

E' quanto emerso nel corso di BioInItaly, evento organizzato da Assobiotec, associazione di Federchimica che si occupa di biotecnologie, e da INNOV-Hub, azienda speciale per l'innovazione della Camera di Commercio di Milano.

A BioInItaly hanno partecipato 16 aziende, che si sono presentate a circa quaranta investitori specializzati in venture capital, chiedendo finanziamenti per un ammontare complessivo di 83 milioni di euro.

"Il settore delle biotecnologie in Italia soffre di una cronica carenza di capitali di rischio", ha spiegato, a Reuters, Alessandro Sidoli, vice presidente di Assobiotec. "La nostra speranza è che questi progetti possano ottenere finanziamenti oppure trovare partner industriali".

Sidoli, inoltre, ha detto di desiderare interventi legislativi e fiscali a lungo termine a favore delle imprese innovative.

Le sedici aziende che si sono messe in vetrina oggi hanno esigenze finanziarie molto diverse: si va dallo spin-off universitario o dal progetto di business che hanno bisogno di poche centinaia di migliaia di euro per partire, sino all'impresa già strutturata e avviata.

Nella prima categoria, per esempio, rientrano Etichs Molecular Biotechnology - un progetto di business nel mercato dei biochip che, però, vanta una partnership con StMicroelectronics (STM.MI) (STM.PA) - e BioDec, spin-off accademico attivo nella bioinformatica.

Fra le imprese più strutturate un posto di rilievo lo occupa PharmEste, spin-off dell'Università di Ferrara che è a caccia di nuovi finanziamenti.

"Puntiamo a chiudere prima dell'estate un secondo round di 18 milioni di euro", ha detto a Reuters, Claudio Semeraro, presidente e AD di PharmEste.

Nel febbraio del 2007, PharmEste, società farmaceutica attiva nel trattamento del dolore neuropatico, ottenne un finanziamento di 3,2 milioni da Z-Cube, Quantica, Zernike Meta Ventures e State Street.

Gli attuali soci, ha aggiunto Semeraro, "dovrebbero partecipare al secondo round di finanziamenti". Ma altri potenziali investitori si sono fatti avanti: "Ci sono alcuni fondi internazionali che sono in fase di due diligence", ha detto Semeraro.

A BioInItaly ha partecipato Michéle Ollier, partner di Index Ventures, società che nel gennaio scorso ha lanciato un fondo da 400 milioni di euro e che in passato ha investito in BioXell BXLN.S e in Vitamic (poi divenuta Buongiorno BVIT.MI).

"Stiamo guardando con interesse all'Italia", ha spiegato Ollier a Reuters. "E' un Paese dove è diffusa una mentalità imprenditoriale che non si riscontra altrove".

L'Italia è "un mercato piccolo, ma con punte di eccellenza", secondo Graziano Seghezzi, partner di Sofinnova, società francese che ha quasi completamente investito il fondo da 385 milioni di euro lanciato nel 2005 e che sta lavorando alla raccolta di un nuovo fondo, "da 350-400 milioni".

Sofinnova, in passato, ha investito nelle italiane Novuspharma (ora Cell Therapeutics (CTIC.MI) (CTIC.O)) e NicOx (NCOX.PA), più recentemente in Ethical Oncology Science, presente a BioInItaly.

Sofinnova - che investe anche in information technology oltre che in life sciences - ha da poco chiuso un nuovo investimento in una società italiana attiva nello sviluppo di farmaci, ma Seghezzi non vuole rivelarne il nome.

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