Banche Italia, con 'no' a referendum aumenti più difficili - Moody's

giovedì 13 ottobre 2016 15:40
 

MILANO, 13 ottobre (Reuters) - Una vittoria del 'no' al referendum costituzionale e il conseguente rischio di elezioni anticipate minerebbe la fiducia del mercato sulla capacità del governo di portare avanti le riforme, complicando il piano di ricapitalizzazione di Mps ed eventuali aumenti di capitale delle banche più deboli alle prese con piani di cessione degli Npl.

E' quanto emerso oggi nel corso di un incontro con gli analisti di Moody's a Milano.

"Ci sono quattro banche che sono un più deboli, Mps, Carige, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che prima delle altre dovrebbero ridurre i deteriorati e per fare questo dovrebbero andare a chiedere capitale ma per questo ci vuole la fiducia degli investitori", ha detto Carlo Gori, vice president, senior analyst delle banche dell'area Emea per Moody's.

Secondo l'analista l'effetto del 'no' al referendum e le eventuali dimissioni del premier Matteo Renzi aumentano il rischio di instabilità politica e questo "potrebbe minare la fiducia degli investitori e rendere più difficile le eventuali ricapitalizzazioni".

Anche Edoardo Calandro, assistant vice-president e analista bancario, parla di effetto fiducia e conseguente volatilità derivante da un eventuale 'no' al referendum, che può pesare sulle ricapitalizzazioni bancarie, ma sottolinea che "non tutte le banche hanno le stesse necessità".

In particolare, Mps è alle prese con un piano "sfidante e che se dovesse andare a buon fine la banca sarebbe in una posizione migliore di adesso".

Moody's ha un rating sotto osservazione sulla banca senese con "direction uncertain", a segnale dell'incertezza circa l'eventualità che il piano annunciato lo scorso 29 luglio si realizzi come delineato.

Da un lato si tiene conto delle possibili conseguenze negative per i creditori in caso di fallimento, dall'altro il potenziale miglioramento del profilo di credito della banca in caso vada positivamente in porto.

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