3 settembre 2016 / 13:27 / un anno fa

Banche, sindacato minacciano sciopero dopo parole Renzi su occupati

CERNOBBIO, 3 settembre (Reuters) - I sindacati bancari hanno minacciato uno sciopero generale in relazione alle dichiarazioni rilasciate ieri dal premier Matteo Renzi al Forum Ambrosetti di Cernobbio in merito alla riduzione possibile dell'occupazione del settore nei prossimi dieci anni a 150.000 unità rispetto alle circa 300.000 attuali.

Le dichiarazioni sono state confermate dal presidente di Bnl Luigi Abete, sottolineando, tuttavia, che "Renzi ha fatto un ragionamento" non ha formulato una previsione.

"Ha detto che il settore bancario fra 10 anni avrà una composizione dell'occupazione diversa come qualità di tipologia e un numero ridotto rispetto all'attuale", ha spiegato Abete.

"Mica li dimezza lui i dipendenti, lui ha detto fra 10 anni l'occupazione del settore bancario sarà inferiore. Ma mica l'ha inventato Renzi, aumenta l'online si riducono le agenzie, cambia la qualità e la quantità del lavoro. Non ho visto nelle parole di Renzi né una minaccia né una disattenzione, l'ho vista anzi come una consapevolezza, ha detto: 'non ci riduciamo tra 10 anni a discutere di queste cose'", ha aggiunto.

Di diverso avviso i sindacati secondo cui le parole di Renzi "meritano come unica risposta lo sciopero generale".

In una nota unitaria le sigle di settore sottolineano che "il premier prima di fare queste dichiarazioni, che rischiano di destabilizzare l'intero settore, aveva l'obbligo di consultare le parti sociali (Abi e sindacati), fare valutazioni di opportunità".

"La sua analisi si basa invece sul fatto che sua moglie usa lo smartphone invece di recarsi allo sportello bancario. Con il più bieco populismo dichiara che bisogna ridurre gli occupati (ma un Presidente del Consiglio non deve pensare a come incrementare l'occupazione visto anche gli esiti negativi del Jobs Act?), ridurre il numero delle filiali, aggregare le banche e che la politica deve stare fuori da questi processi", prosegue la nota.

I sindacati invitano anche l'Abi "a prendere posizione contro queste sconclusionate affermazioni del premier".

"Anche perché Renzi deve spiegare a tutti i cittadini, chi pagherà i costi sociali di questa drastica riduzione del personale? Con quali soldi?", si legge ancora nella nota.

La contrattazione tra le parti ha portato negli ultimi 10 anni a esodi volontari tramite il Fondo di sostegno al reddito di circa 50.000 lavoratori, ricorda il sindacato.

"Il nostro Fondo per l'occupazione, finanziato dai lavoratori, abbiamo creato, in questi ultimi 4 anni, oltre 12.000 posti di lavoro in più", conclude il comunicato.

(Giancarlo Navach, Gianluca Semeraro)

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