Imprese Italia, in 2015 export rallenta, su margini, bene investimenti -Mediobanca

giovedì 11 agosto 2016 15:33
 

MILANO, 11 agosto (Reuters) - L'industria e i servizi italiani hanno continuato ad arrancare nel 2015, senza riuscire a recuperare i livelli di fatturato pre crisi anche per l'affievolirsi del traino dall'estero, ma una crescita degli investimenti e un recupero di competitività sembrano offrire segnali incoraggianti per il futuro, pur in un contesto occupazionale che non riesce a decollare.

A un calo delle vendite che nel 2015 si è attestato all'1,3% (con un magro +0,5% dalle esportazioni e una contrazione del 2,2% per il mercato interno) si affianca un +8,3% di crescita dei margini, ancora però molto lontani (-32%) rispetto ai massimi del 2007. Dal picco del 2008 il fatturato è giù del 4,2%.

E' ancora un quadro a luci e ombre quello delineato dall'analisi annuale condotta dall'Ufficio Studi di Mediobanca sulla base dei dati cumulativi di 2.060 società italiane industriali e terziarie di grande e media dimensione (il 50% del fatturato industriale e manifatturiero, il 38% di quello di trasporti e Gdo).

Lo studio prende in esame le sole attività esercitate in Italia, escludendo le produzioni delle controllate estere. In pratica, l'indagine considera circa un terzo della "grande" manifattura a proprietà domestica con sede in Italia, che esporta intorno ai due terzi del proprio fatturato.

Accelera la ripresa degli investimenti (+7,9%), guidata dal +4,8% della manifattura ma soprattutto da un boom nel terziario (+26,4%) al traino delle tlc. Per il secondo anno cresce la competitività manifatturiera (+3,6%), grazie all'aumento della produttività (+6%) superiore alla crescita del costo del lavoro (+2,8%).

GIU' PUBBLICO, BENE MANIFATTURA CON FIAT CHRYSLER

Se dai dati complessivi si passa a esaminare lo spaccato dei numeri, emerge un forte calo dei ricavi delle imprese pubbliche (-8,9% nel 2015, affossate da petrolio, energia elettrica e gas)mentre i privati (+0,9%) sono trainati dalla manifattura (+3,4%), soprattutto quella di grandi dimensioni che risente dell'impatto positivo del gruppo Fiat Chrysler.

Boom dei contractor di opere pubbliche, che mettono a segno un +6,7% grazie soprattutto ai cantieri esteri. La spinta dal fatturato oltre confine si fa sentire anche sulla manifattura mentre le vendite estere scendono del 13,5% per il settore pubblico. Pochi si salvano sul mercato domestico, tra cui la manifattura (+2,2%).   Continua...