27 luglio 2016 / 09:47 / in un anno

M&A, gruppi cinesi a caccia di prede in Italia, ma trovano diffidenza

MILANO, 27 luglio (Reuters) - Tre gruppi cinesi sono a caccia di prede in Italia, ma stanno incontrando difficoltà per via della carenza di aziende in vendita e del muro di diffidenza eretto dagli imprenditori di fronte alle avances provenienti da Pechino.

E’ quanto dice, in esclusiva a Reuters, Tommaso Lazzari, managing partner di Seta Capital, boutique di advisoring focalizzata sulla Repubblica Popolare e, in particolare, nell‘affiancamento delle società che cercano target in Europa.

“I tre gruppi”, spiega Lazzari, “sono alla ricerca sia di società che siano disponibili a vendere una parte o tutte le quote, sia, in alternativa, a formare una joint venture in Cina per vendere i prodotti sul mercato più grande del mondo”.

Il paradosso, ricorda l‘advisor, è che, nonostante l‘ampia gamma di possibilità proposta dai gruppi cinesi e la disponibilità finanziaria messa sul piatto, gli imprenditori italiani si mostrino restii anche solo ad avviare un negoziato.

Si tratta di società con le spalle larghe e, oltretutto, quotate sui mercati azionari, sottolinea.

Si tratta, dice Lazzari, di un produttore di materiali plastici (che preferisce mantenere l‘anonimato), di Spearhead Integrated Marketing Commtn Gp e di AUX Group, una conglomerata che controlla tre società quotate, tra cui Sanxing .

La prima società, anonima, è un produttore di materiali plastici compositi, con un fatturato di 750 milioni di renminbi (circa 102 milioni di euro) e una capitalizzazione di 7,75 miliardi di renminbi. “Il gruppo”, spiega Lazzari“ è alla ricerca di un‘azienda che venda prodotti in plastica composita al settore automotive”. Ma fatica a trovare un target in Italia e potrebbe volgere lo sguardo alla Germania.

Spearhead, quotata a Shenzhen, fattura oltre 1 miliardo di renminbi (circa 136 milioni di euro) e capitalizza 7,87 miliardi di renminbi. “Questo gruppo”, racconta il managing partner di Seta Capital, “ha appena completato l‘acquisizione, in Germania, di Smaato, una piattaforma per il mobile advertising, e continua a cercare società nel settore del marketing digitale, in modo da offrire ai clienti cinesi visibilità sull‘Europa”. E il target potrebbe essere trovato ancora fuori dall‘Italia.

Infine, c‘è AUX Group, un colosso (fatturato di oltre 59,6 miliardi di renmimbi, ovvero circa 8,2 miliardi di euro), tre controllate quotate (una a Hong Kong, una a Shanghai e la terza a Shenzhen), per una capitalizzazione complessiva di 21 miliardi di renmimbi.

AUX, dice Lazzari, sta monitorando il mercato italiano alla ricerca di produttori di smart metering (congegni simili a quelli inseriti da Enel nei nuovi contatori), ma non sembra trovarne, tanto che ”sta dirottando l‘attenzione sugli interrutori di potenza“, ovvero i regolatori dei grandi impianti elettrici industriali. Anche in questo caso, però, il rischio è di non trovare l‘obiettivo in Italia o, per meglio dire, di scontrarsi contro l‘ostilità degli imprenditori, che ”vivono la vendita come un fallimento“. Eppure, sottolinea Lazzari, i gruppi cinesi offrono la possibilità di cessioni per gradi, magari partendo da una semplice partnership. E, in ogni caso, desiderano che l‘imprenditore resti in azienda almeno per un paio d‘anni, per garantire continuità”.

Lazzari conclude: “Pensiamo che i gruppi cinesi constituiscano una grande opportunità di crescita per società mature sul mercato europeo”. Un‘opportunità che, però, le aziende italiane sembrano intenzionate a perdere.

(Massimo Gaia)

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