PUNTO 1-Mediatrade, Pier Silvio Berlusconi e Confalonieri "perseguito frode" - motivazioni

mercoledì 15 giugno 2016 17:25
 

(Aggiorna con nota avvocati Berlusconi)

MILANO, 15 giugno (Reuters) - Per i giudici che li hanno condannati a un anno e due mesi di reclusione nel processo d'appello per i diritti tv Mediaset, Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri hanno perseguito la frode fiscale.

Nelle 53 pagine di motivazioni della sentenza, depositate oggi e lette da Reuters, i giudici spiegano che "l'atteggiamento psicologico degli imputati è quello di chi si sia sottratto consapevolmente dall'esercitare i poteri-doveri di controllo (e gestione) attribuiti dalla legge al ruolo rivestito, non solo accettando il rischio (che qui si fa questione non di semplice dolo eventuale, ma di dolo specifico) ma persino apertamente (è l'unica chiave di lettura possibile del complesso delle loro condotte) perseguendo l'effetto, univoco e fisiologico, dell'evasione fiscale".

Secondo la corte, però, i due imputati, che hanno sempre respinto ogni addebito, "appaiono meritevoli delle attenuanti generiche, in primo luogo per la loro incensuratezza, e poi perché hanno nella sostanza 'ereditato' gli effetti di un meccanismo fraudolento che non hanno concorso ad instaurare".

I difensori di Pier Silvio Berlusconi, gli avvocati Niccolò Ghedini e Filippo Dinacci, in una nota definiscono le motivazioni della sentenza connotate "da evidenti e conclamate illogicità e contraddizioni in fatto e in diritto, nonché in palese contrasto con la consolidata e costante giurisprudenza di legittimità ed europea".

I legali concludono che "tale erronea decisione sarà certamente annullata dalla Corte di Cassazione presso cui presenteremo, quanto prima, ricorso e che non potrà che ribadire l'assoluzione già pronunciata dal Tribunale di Milano".

Il 17 marzo scorso la Corte d'Appello di Milano, oltre a condannare il vicepresidente di Mediaset Berlusconi e il presidente Confalonieri, aveva assolto gli altri imputati. In primo grado, invece, tutti gli imputati erano stati assolti. La Corte d'Appello ha ritenuto i vertici di Mediaset responsabili del reato di frode fiscale limitatamente all'anno di imposta 2007, mentre per il 2006 ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione, assolvendoli invece per il 2008.

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