4 marzo 2016 / 12:04 / un anno fa

Mediolanum, vittoria in appello di Berlusconi basata su "irretroattività"

MILANO, 4 marzo (Reuters) - E' sul principio di irretroattività che si basa la vittoria in appello di Silvio Berlusconi contro il provvedimento di Bankitalia, che chiedeva a Fininvest di cedere il 20% di Banca Mediolanum in seguito al recepimento delle norme europee sui conglomerati finanziari e alla perdita dei requisiti di onorabilità dell'ex premier, condannato in via definitiva per frode fiscale.

Lo si legge nella sentenza del Consiglio di Stato che ribalta l'esito del primo grado di giudizio, quando il Tar aveva respinto il ricorso di Berlusconi, titolare tramite Fininvest, dalla metà degli anni Novanta, del 30% circa della società fondata da Ennio Doris.

La notizia della decisione del Consiglio di Stato si è diffusa ieri sera, ma solo oggi sono disponibili i dettagli delle motivazioni. Mediolanum ha reagito oggi in borsa con un forte rialzo iniziale per poi portarsi a metà seduta intorno alla parità, comunque in controtendenza rispetto a un mercato fiacco. I trader spiegano che cade così il rischio di "overhang" (eccesso di titoli in vendita sul mercato).

SENTENZA A QUASI UN ANNO E MEZZO DA DISPOSIZIONE BANKITALIA

La condanna di Berlusconi è del primo agosto 2013. Il 16 aprile 2014 entra in vigore il decreto legislativo che estende ai conglomerati finanziari le regole sulle banche e dunque i requisiti di onorabilità per coloro che detengano una partecipazione superiore al 9,99% del capitale. Il 7 ottobre 2014 Banca d'Italia, d'intesa con Ivass, dispone la sospensione dei diritti di voto e l'alienazione della quota Fininvest eccedente il 9,99%.

Fininvest propone di trasferire il 20% a un trust e intanto Berlusconi impugna il provvedimento con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica che poi viene trasposto in sede giurisdizionale al Tar del Lazio. Il Tar lo respinge.

Berlusconi (e Fininvest) fa nuovamente appello. Il 14 gennaio scorso viene discusso nel merito. Il 3 marzo viene reso noto che è stato accolto.

IRRETROATTIVITA', PRINCIPIO GENERALE DELL'ORDINAMENTO

Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar, che accogliendo l'applicazione della nuova disciplina europea, ne presupponeva una natura retroattiva. La retroattività di una legge invece, sebbene non costituzionalmente preclusa nelle materie diverse da quella penale, "richiede una esplicita previsione che renda chiara ed univoca la scelta del legislatore" perché "il principio di irretroattività rappresenta un principio generale dell'ordinamento", si legge nella sentenza.

"L'errore della sentenza appellata consiste, in altri termini, nell'avere ritenuto che la direttiva 2007/44/Ce si applichi anche alle partecipazioni già detenute. Al contrario, il requisito reputazionale introdotto dalla direttiva è previsto rispetto al soggetto che deve acquistare partecipazioni o incrementi di partecipazioni, non anche nei confronti di chi già le detiene", sostiene il Consiglio di Stato.

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