9 febbraio 2016 / 18:14 / 2 anni fa

Ilva, domani scade bando, verso cordata italiana ma rischio tagli

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 9 febbraio (Reuters) - Domani scadono i termini per presentare le manifestazioni di interesse per l‘acquisto o l‘affitto di Ilva, e il governo spera che altri soggetti nazionali possano affiancare la Cassa depositi e prestiti in una operazione che dovrebbe mettere in sicurezza la più grande azienda siderurgica nazionale, travolta da uno scandalo ambientale e colpita dalla concorrenza cinese.

L‘Ilva è uno dei maggiori impianti produttivi del Sud d‘Italia con 15.000 dipendenti e Matteo Renzi, per assicurarne la sopravvivenza ha deciso di sfidare anche la Commissione europea, che ha aperto un faro sulla vicenda temendo aiuti di Stato.

Dopo le 18.30 di domani si dovrebbero conoscere i gruppi che avranno accesso alla data room e che potrebbero poi presentare offerte vincolanti entro il 30 giugno.

Ilva, che fornisce acciaio anche a Fiat Chrysler, ha bisogno di una profonda ristrutturazione per tagliare i costi che comporterà probabilmente una netta riduzione della produzione e del numero di dipendenti, fino a 5.000 persone, secondo due fonti del settore.

CDP ha specificato, in un‘audizione parlamentare, che entrerà come socio di minoranza in un eventuale progetto di acquisizione.

Il Gruppo Marcegaglia ha annunciato la propria manifestazione d‘interesse ieri, dopo che nei giorni scorsi aveva invece escluso di partecipare.

Il gruppo Arvedi, che nel 2014 aveva manifestato interesse per l‘acquisto di Ilva, non ha voluto rilasciare dichiarazioni su una sua eventuale manifestazione d‘interesse. Anche Arcelor-Mittal, gigante mondiale della siderurgia, già interessato a Ilva, non ha voluto commentare. E no comment sono arrivati anche dalla sudcoreana Posco e dalla italo-svizzera Trasteel, altri nomi circolati sui media in queste settimane per un possibile interesse all‘acquisto.

Il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano ha proposto l‘intervento di gruppi energetici, come Eni (di cui è presidente proprio Emma Marcegaglia), per utilizzare il gas e non più il coke nella produzione dell‘acciaio, abbattendo le emissioni inquinanti. Ma finora, ha detto a Reuters, “nessuna azienda mi ha comunicato l‘interesse per questa ipotesi”.

OPPORTUNITA’

Secondo una fonte di settore, chi comprerà Ilva dovrà disporre di almeno 2 miliardi di euro, cifra che comprende anche la manutenzione urgente e il rifacimento dell‘Altoforno numero 5, il più grande d‘Europa, oltre a gestire almeno 4.000 esuberi.

Per facilitare la cessione dell‘azienda il governo ha varato un decreto che consente l‘acquisto di singole società del gruppo, allunga di un anno (all‘estate 2017) i tempi degli interventi di “ambientalizzazione” dello stabilimento di Taranto assicurando nel contempo un prestito-ponte di complessivi 1,1 miliardi di euro con la garanzia dello Stato e infine autorizza l‘ipotetico acquirente a modificare il piano di risanamento ambientale in base al piano industriale.

Ciò significa che a fronte di una riduzione della produzione, anche le prescrizioni di interventi ambientali sarebbero ridotte. Nel 2013 Ilva ha prodotto ufficialmente 5,7 milioni di tonnellate di acciaio. Le stime per il 2014 parlano di 4,8 milioni.

Chi acquisterà Ilva, poi, non dovrà accollarsi i debiti della vecchia Ilva pre-amministrazione straordinaria, valutati dal Tribunale di Milano in circa 3 miliardi di euro, che restano invece alla società oggi gestita da tre commissari straordinari.

I sindacati, tuttavia, hanno indetto uno sciopero a Taranto per domani e chiedono che sia garantito l‘assetto dell‘occupazione anche dopo la vendita.

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